«Cpt, volontari e poliziotti sono i veri ostaggi»

Un addetto della Cri: «Alcuni giorni fa un algerino ha lanciato il vassoio in faccia a un agente poi gli ha urlato: fuori di qui ti ammazzo»

Paola Fucilieri

«Da quando c’è stato l’indulto qui non si vive più. Non avete idea di come ci trattano i cosiddetti nuovi ospiti, gli stranieri usciti dal carcere e in attesa di essere rimpatriati. Già prima la situazione era quella che era, si sa. Ma adesso... Adesso è un macello, dovete denunciarlo, così non si può andare avanti. E poi... Poi è ingiusto: siamo trattati come degli animali da dei balordi che sanno di poter fare tutto quello che vogliono... Questa non è vita, questo lavoro non è dignitoso».
Un giorno della scorsa settimana. Dall’altra parte del telefono la voce si fa via via più sofferente. All’inizio sembra solo quella del «solito poliziotto» che chiama per lamentarsi, sostenendo che quello di via Corelli non è un centro di permanenza temporanea per gli stranieri in attesa di espatrio, bensì un hotel a tre stelle dove i clienti serviti e riveriti sono gli stranieri e i camerieri tuttofare i poliziotti e i volontari della Croce Rossa. Poi il racconto si fa più preciso; gli aneddoti, dettagliatissimi, hanno dell’incredibile. Tuttavia quando decidiamo di verificarli con i volontari della Croce Rossa, non solo scopriamo che sono tutti assolutamente veri e reali, persino nei loro aspetti più trash e che ore e date coincidono, ma anche che si tratta di episodi che fanno impennare i costi del Centro oltre che il malcontento di chi è costretto a lavorarci.
«Siamo rimasti sconvolti quando abbiamo sentito le minacce di quell’algerino a un poliziotto che stava lì di guardia - ci spiega Claudio C., un volontario della Croce Rossa -. Da parte dell’uomo in divisa non c’è stata alcuna provocazione, ne siamo testimoni. Dopo avergli scaraventato in faccia uno dei vassoi per il pranzo, con una violenza inaudita, lo straniero gli ha sbraitato in faccia che, una volta fuori di lì, se l’avesse incontrato, non avrebbe esitato a sparargli. Purtroppo questi nuovi arrivi, gli immigrati usciti dal carcere perché beneficiari dell’indulto, sono di una cattiveria inusitata, credono di potersi permettere di tutto».
Facendo una rapida rassegna stampa sugli articoli dedicati al centro, si trovano titoli da girone dantesco come «benvenuti all’inferno», «le gabbie di via Corelli», «maltrattamenti, violenze, suicidi e atti di autolesionismo», «orrore nel lager dei nostri giorni». Lo facciamo presente ai volontari. «Chi può parlare di orrori sono i muratori che, proprio la scorsa settimana, sono venuti per aggiustare le quattro docce e i sei rubinetti dei lavandini che i viados sudamericani avevano distrutto - ribattono loro -. Sono dovuti letteralmente fuggire perché gli stranieri in questione, quando li hanno visti nei bagni intenti a svolgere il loro lavoro, li hanno fatti oggetto di un vero e proprio lancio di materiale edile e, finito quello, di tutto ciò che hanno trovato. La stessa fine l’hanno fatta i vetrai che dovevano aggiustare i vetri antisfondamento “bucati” dai nordafricani per “intrattenersi” a pagamento con i viados».
«Tutta la sinistra radicale chiede a Lampedusa la chiusura dei Cpt, i Centri di permanenza temporanea, ma allo stato attuale i centri rappresentano uno degli strumenti fondamentali per contrastare l'ingresso dei clandestini in Italia - ha commentato così, ieri, il vicesindaco Riccardo De Corato la manifestazione a Lampedusa per la chiusura dei Cpt. Sottolineando anche «la necessità quanto mai impellente di aprire nuovi Cpt, piuttosto che di chiudere quelli esistenti, e di sostenere una sempre più determinata azione di identificazione e rimpatrio dei clandestini».
Chissà se nei nuovi centri di accoglienza si penserà anche a tutelare i diritti di chi è costretto a lavorarci.