Crédit Agricole a sorpresa: già venduto lo 0,8% di Intesa

A sopresa, il Crédit Agricole ha annunciato ieri di aver ceduto la settimana scorsa lo 0,8% di Intesa Sanpaolo, nell’ambito degli accordi e nel rispetto dell indicazioni date dall’Antitrust a metà febbraio. Come si ricorderà, la vicenda ha origini lontane e risale a quando, nel 2007, si fusero Banca Intesa e l’istituto Sanpaolo. Il Crédit Agricole s’inserì nell’operazione, acquistando Cariparma e Friuladria, ma l’Antitrust impose alla banca fgrancese di scendere nel capitale del nuovo gruppo dal 5,8% di allora, sotto il 5% nel 2008 e sotto il 2% nel 2009. La crisi dei mercati finanziari congelò, di fatto, il calo della quota, perchè le cessioni avrebbero comportato ampie minusvalenze nei conti dell’Agricole. La situazione s’ingarbugliò ulteriormente per una liaison con un altro socio di Intesa Sanpaolo, le Generali, che finì anch’essa sotto la lente dell’Antitrust, la quale giunse a minacciare multe severe alla stessa Intesa Sanpaolo.
I nodi sono stati sciolti con i recenti accordi tra le parti e con le nuove indicazioni dell’Autorità per la concorrenza. Tra questi, figurava il rinnovato impegno dei francesi di abbattere la quota: per cedere il primo 0,8% venivano accordati alcuni mesi, per il successivo 3% la scadenza è il 15 luglio 2011; ma se a quella data la quota non sarà venduta, sarà congelata senza diritti di voto. Tra i punti degli accordi, anche l’acquisto da parte dell’Agricole di 200 sportelli di Intesa «con i quali - ha detto ieri l’ad Georges Pauget - diventeremo il settimo gruppo bancario in Italia». «Non si tratterà di uno scambio di asset, ma di un acquisto che sarà finalizzato il 30 giugno. La cifra sarà inferiore al miliardo di euro».
L’Agricole ha dunque ceduto con grande tempestività la prima tranche, attraverso «un’operazione strutturata. Il prezzo dei titoli sarà definito alla fine della strutturazione, il 31 luglio 2010» ha spiegato Pauget. Ora dunque il Crédit Agricole è sceso al 5% nel capitale di Intesa Sanpaolo ma per la cessione dell’ulteriore 3% «c’è un impegno valido al 30 giugno 2011 per effettuarla a un prezzo minimo, che non è pubblico». Altrimenti sarà, come dicevamo, congelata. Tale prezzo, secondo indiscrezioni, sarebbe di 4 euro. Ieri Intesa quotava 2,58.