Crac Bond, ora la banca gioca d’anticipo

Buenos Aires: niente trattative con chi non ha aderito alla nostra offerta. I casi Giacomelli e Cirio

Rodolfo Parietti

da Milano

Sono centinaia di migliaia. Per anni rimasti sprofondati nella palude dei crac finanziari dell’Argentina, di Parmalat, Cirio e Giacomelli. Per loro, risparmiatori traditi, c’è però ora qualche speranza in più. È infatti in costante aumento il numero dei tribunali italiani che danno ragione ai possessori di bond, condannando le banche al risarcimento del capitale investito. Carenza di informativa sul grado di rischio dell’investimento, conflitti di interessi nel collocamento dei titoli, vizi di forma nei contratti: sono queste le leve principali che gli avvocati difensori utilizzano per vincere.
Con l’aria che tira, molte banche hanno cominciato a giocare d’anticipo, così da evitare i tribunali. «Gli istituti minori - spiegano all’Adiconsum - ci hanno contattato per proporre accordi extra-giudiziali, con rimborsi al 50 per cento. Se si considera che nel caso Parmalat le obbligazioni restano in mano ai risparmiatori, non si tratta di una soluzione disprezzabile».
Ma non tutti accettano la decurtazione del capitale. A cominciare dalla Task Force Argentina (TFA), composta da oltre 460 banche e capeggiata da Nicola Stock. Se non avranno piena soddisfazione i 280mila sottoscrittori di Tango-Bond (in possesso di obbligazioni per circa 8 miliardi di dollari) che non hanno aderito all’offerta di Buenos Aires di rimborsare il 30% del valore nominale dei titoli, la TFA ha annunciato di voler ricorrere allo strumento dell’arbitrato internazionale. È una soluzione insidiosa, dai tempi lunghi e destinata a scontrarsi con il muro opposto dal governo argentino. Il sottosegretario alle Finanze, Guillermo Nielsen, ha ricordato lunedì sera che l’Argentina non intende trattare in alcun modo con quanti hanno rifiutato lo swap. Mentre le cause intentate nei tribunali italiani stanno avendo successo, c’è chi accusa la TFA di condurre i risparmiatori in un vicolo cieco e di aver gestito il caso in modo diverso rispetto a quello della Telecom Argentina, quando venne accolta la proposta di rimborso dell’85% del valore nominale più gli interessi.
Anche il concordato Parmalat, di cui venerdì prossimo si conoscerà l’esito del voto, ha suscitato le perplessità di alcune associazioni dei consumatori (tra cui la stessa Adiconsum) sia per la futura composizione dell’azionariato, sia per l’entità del concambio proposto. Chi avrà aderito potrà convertire i propri bond in titoli della nuova Parmalat e recuperare da un minimo del 7,3 (Parmalat spa) fino a un massimo del 100% (controllate minori).
Deve invece ancora prendere le mosse il primo piano di rimborso Cirio, che prevede la restituzione del 6,5%, mentre tutto è fermo per Giacomelli: la vendita degli asset non ha portato alcun incasso.