Crac Cirio: 35 a processo Geronzi rinviato a giudizio

da Milano

Cesare Geronzi, Sergio Cragnotti e Gianpiero Fiorani sono stati rinviati a giudizio per il crac Cirio, che ha bruciato risparmi per oltre un miliardo di euro lasciando scottati migliaia di piccoli investitori. La stessa sorte è toccata a altri 32 imputati.
Prosciolti invece dalle accuse nove imputati tra cui gli ex dirigenti del Sanpaolo-Imi Rainer Masera, Massimo Mattera e Luigi Maranzana. Assolto l’unico imputato che aveva fatto ricorso al rito abbreviato, Antonio Petrucci ex componente del collegio sindacale di Cirio holding. Il processo comincerà il 14 marzo prossimo davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Roma.
Rinviati a giudizio anche i familiari di Cragnotti: i figli Andrea, Elisabetta e Massimo, il genero Filippo Fucile e la moglie Flora Pizzichemi. I reati per cui saranno processati i 34 imputati, più la società di revisione dei conti Deloitte e Touche, sono bancarotta per distrazione, documentale e preferenziale, nonché truffa. Oltre agli ex dirigenti del Sanpaolo-Imi e a Petrucci, sono stati prosciolti ex componenti della Cirio Spa: Vittorio Bottazzi, Riccardo Ferrero, Roberto Michetti, Giuseppe Vitali, Raffaele Riva e Rossano Vittorio Ruggeri.
Il rinvio a giudizio di ieri, per Cesare Geronzi, fa il paio con quello legato a Ciappazzi, anch’esso quest’anno. Che fa parte del crac Parmalat, nel quale è anche indagato per il filone Eurolat. Inoltre, quest’anno il banchiere romano è stato condannato in primo grado per bancarotta semplice nel 2006 per il caso Italcase Bagaglino.
In merito al rinvio a giudizio di ieri, i legali del presidente di Capitalia hanno definito il suo comportamento «sempre lecito e trasparente», in operazioni regolari. In quest’ambito - precisano i legali del banchiere - «la vendita di Eurolat da Cirio a Parmalat, da tutti gli operatori del mercato giudicata una brillante operazione, fu voluta e negoziata dai due imprenditori in totale autonomia: essa infatti rispondeva agli interessi industriali diversi, ma convergenti di entrambi». Geronzi, in qualità di presidente, «non ha assunto alcuna decisione non avendo poteri operativi; tutte le delibere di finanziamento e di investimento nei confronti del gruppo sono state adottate da organi collegiali e strutture della banca dotati di autonomia decisionale e soggetti a controlli».
Secondo gli avvocati inoltre «Capitalia non ha avuto un ruolo preminente nel collocamento di obbligazioni del gruppo Cirio e, anzi, a partire dal giugno del 2001 non ha partecipato ad alcuno di essi» e, in ogni caso, «i tre collocamenti del gruppo ai quali ha partecipato la Banca, unitamente ad altre primarie istituzioni creditizie, sono stati effettuati allo scopo di finanziare operazioni industriali e non hanno determinato alcuna riduzione dell’indebitamento verso la Banca stessa».
La Banca infine «non ha mai disposto di elementi informativi diversi da quelli degli altri istituti bancari e del mercato e che i bilanci del Gruppo Cirio erano validati da primarie società di certificazione». Con queste premesse i legali di Capitalia - conclude la nota della società diramata ieri - «esprimono fiducia nel collegio giudicante, certi che, in sede di giudizio, sarà possibile provare l’assoluta correttezza tenuta dal presidente di Capitalia e dagli altri esponenti della banca».