Crac Cirio, per Cragnotti si avvicina il processo

Entro la prossima settimana le richieste di rinvio a giudizio per gli indagati. Nel mirino i rapporti con le banche

Claudia Passa

da Roma

Crac Cirio, è questione di giorni e il capitolo giudiziario romano potrebbe arrivare ad una svolta. È attesa infatti per la prossima settimana al più tardi la firma delle richieste di rinvio a giudizio per Sergio Cragnotti e gli altri indagati nell’inchiesta sulla bancarotta del colosso agroalimentare. Il carteggio, secondo quanto trapelato dalla Procura di Roma, sarebbe ormai pronto. Per una sola delle posizioni interessate è previsto uno stralcio rispetto al troncone principale, ma - sottolineano a piazzale Clodio - la ragione è meramente formale, e l’integrazione di richiesta partirà immediatamente dopo.
A sette mesi dalla chiusura delle indagini preliminari coordinate dal procuratore aggiunto Achille Toro assieme ai sostituti Tiziana Cugini, Rodolfo Sabelli e Gustavo De Marinis, e dal deposito degli atti (oltre 2mila pagine), sta per passare dunque al gip la palla dell’inchiesta aperta nell’estate del 2003 a seguito della riunione delle querele presentate da alcuni obbligazionisti dopo il mancato pagamento di un bond da 150 milioni di euro. Sott’accusa, nove bond piazzati sul mercato nel biennio 2000-2002, per un valore totale di 1.125 milioni di euro. Circa tredicimila i risparmiatori che figurano come parti lese. Tre i filoni d’indagine seguiti dai pm capitolini: il dissesto dell’azienda, il ruolo ricoperto dagli organi di controllo, e le presunte responsabilità delle banche nell’ambito delle operazioni considerate illecite.
Ed è proprio su questo versante che la questione rischia di farsi delicata. Già, perché ripercorrendo a ritroso la storia dell’inchiesta Cirio che ha portato quarantacinque nomi sul registro degli indagati per complessivi ventidue capi di imputazione, oltre alla famiglia del patron Cragnotti, agli amministratori del gruppo Cirio nel periodo interessato, agli allora vertici della Banca di Roma e del San Paolo Imi, si incrociano anche i nomi di Gianpiero Fiorani e Giovanni Benevento, all’epoca rispettivamente amministratore delegato e presidente della Banca Popolare di Lodi. Gli stessi Fiorani e Benevento che ritornano nell’inchiesta sulla scalata dell’ex Bipielle ad Antonveneta, che l’aggiunto Achille Toro conduce assieme al sostituto Perla Lori, e che fra gli indagati vede anche il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio.
Le due vicende non hanno nulla in comune, ma è inevitabile che la mossa dei magistrati sul versante Cirio finisca col riaccendere i riflettori anche sulla partita Antonveneta, per la quale a piazzale Clodio sarebbero in attesa delle conclusioni della Guardia di finanza e dei consulenti nominati dalla Procura. Sulla scalata di Fiorani e l’autorizzazione di Bankitalia la chiusura delle indagini non sarebbe imminente: all’appello mancano proprio le relazioni finali degli investigatori e dei consulenti. Solo a quel punto i magistrati romani - che nel frattempo seguono gli sviluppi dell’inchiesta milanese - potranno tirare le somme.