Crac finanziari, la Carige striglia i politici

Stefano Zara, deputato dell’Ulivo, accusa le banche, Luigi Grillo, senatore di Forza Italia, le difende a spada tratta, e Giovanni Berneschi, presidente della Carige, accusa i parlamentari «che indugiano invece di approvare la nuova legge sul risparmio»: un bel match - a colpi di fioretto, ma anche di sciabola - quello che si è svolto ieri nel salone di rappresentanza del maggiore istituto di credito della Liguria, in occasione del convegno annuale Effebi-Carige sulle considerazioni finali del governatore di Bankitalia, Antonio Fazio. Ad accendere le polveri è proprio Berneschi che, con l’abituale franchezza, dice (e ribadisce, anche nei corridoi del salone) la necessità di predisporre «regole nuove» che consentano alle banche di lavorare con serenità: «Noi istituti di credito di medie dimensioni - sottolinea il presidente della Carige - soffriamo del fatto che alcune banche d'affari, che non sono italiane, si sono portate a casa alte commissioni e noi siamo qui, come dei poveri disgraziati a combattere con i risparmiatori che hanno comprato 5mila euro di Parmalat o di qualcos'altro, prendendoci le colpe. Se sui bond c'è scritto Lux non significa lusso, ma Lussemburgo. Le colpe non sono nostre, ma di quei signori che hanno fatto dei forti guadagni». E infine, rivolgendosi ai parlamentari: «Le colpe sono vostre, perché non state facendo una legge sul risparmio adeguata che ci permetta di porre fine a questo scempio». Immediata la replica di Zara: «Le banche in questi anni hanno raccolto molti profitti e adesso restituiscano al Paese quello che dal Paese hanno avuto. Abbiamo un sistema finanziario complessivamente sottosviluppato - insiste Zara - e per lo sviluppo del Paese avere un sistema finanziario moderno efficiente ed efficace è determinante». Completamente opposto il parere di Grillo, che solidarizza decisamente con Fazio e col sistema creditizio e boccia chiunque (compreso il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo) parli di un Paese allo sfascio: «Non siamo al prefallimento, siamo solo un Paese modernamente organizzato, una delle maggiori potenze del mondo, che ha dei problemi. Da molti anni non siamo più competitivi, ma la mancata competizione riguarda il sistema industriale. Va male il sistema industriale, ma il resto del Paese va bene». La conclusione di Grillo è lapidaria: «Il sistema bancario va bene, il sistema finanziario va bene, abbiamo uno stock di patrimonio in capo allo Stato rilevantissimo. E soprattutto possiamo guardare al futuro con ragionevole ottimismo».