Crac Hdc: i pm di Milano chiedono 8 anni per Crespi

MilanoDopo il fallimento e il carcere, Luigi Crespi sta tornando un po’ alla volta a galla: alla divisione «Crespi Ricerche» della Fullsix di sua moglie Natascia, per esempio, la Lega Calcio ha affidato proprio ieri le ricerche di mercato sulle passioni calcistiche degli italiani, in base a cui verranno ripartiti i diritti televisivi. Ma sul massiccio sondaggista milanese si abbatte ieri la requisitoria dei pm Laura Pedio e Roberto Pellicano, che al termine del processo per la bancarotta della Hdc - la prima creatura imprenditoriale di Crespi - chiedono la sua condanna ad otto anni di carcere. Altre diciassette richieste di condanna (e soltanto una di assoluzione) vengono presentate per altrettanti imputati. Tra questi ci sono Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, e il senatore del Pdl Alfredo Messina, entrambi accusati di favoreggiamento reale, per i quali la Procura chiede un anno di carcere.
Contro Crespi la Procura ha formulato decine di capi di imputazione, accusandolo - come accade in molti processi per bancarotta - di avere mandato a catafascio la società facendo sparire robuste quantità di quattrini dalle sue casse grazie ad una serie di disinvolture contabili. Ma la parte più delicata della requisitoria è stata dedicata dai pm all’accusa che ha portato l’indagine a scavare nei rapporti tra l’imputato principale e Silvio Berlusconi, di cui Crespi è stato a lungo il sondaggista di fiducia. In virtù di questo rapporto, sarebbe stato Crespi a pagare con un miliardo di lire (prelevato illegalmente dalle casse della Hdc) due televisioni locali, Antenna Tre e Telelombardia, che brontolavano per i rapporti privilegiati che Mediaset intratteneva con una loro concorrente. Qualche anno dopo Crespi sarebbe stato risarcito con dei contratti fasulli di consulenza con Rti, società del gruppo Mediaset, per circa 500 mila euro. É questo episodio che ha portato anche Confalonieri e Messina sul banco degli imputati.
Decine di parlamentari sono stati intercettati nel corso delle indagini preliminari ma le loro telefonate sono state distrutte senza mai essere trascritte. Ma nella sua requisitoria di ieri la Pedio fa comunque un pesante riferimento agli appoggi politici di Crespi: un pedinamento in Svizzera saltò poco dopo che la Procura milanese aveva avvisato il comando generale della Guardia di finanza e che Messina era stato chiamato da Valentino Valentini, segretario del premier. «Potrebbe esserci stata una soffiata», dice il pm.