Crac Merzario, ipotesi di bancarotta aggravata

da Milano

Bancarotta fraudolenta aggravata. È questa l’ipotesi di reato che la Procura di Milano si appresta a contestare al businessman Pierluigi Crudele, indagato insieme ad altre undici persone per il crac della Merzario, il colosso dei trasporti dichiarato fallito nel 2005. Il pubblico ministero Roberto Pellicano notificherà entro il mese a Crudele l’avviso di garanzia e, contemporaneamente, l’avviso di chiusura delle indagini. Per il pm l’inchiesta è già chiusa e gli indagati sono destinati al rinvio a giudizio.
Merzario era stata rilevata nel 2001 da Crudele attraverso la finanziaria Finmatica. E proprio il dissesto di Finmatica avrebbe trascinato con sé la gloriosa azienda di trasporti e logistica, le cui casse sarebbero state svuotate da Crudele per fare fronte a una serie sempre crescente di falle nel suo piccolo impero. La catastrofe arriva nel 2004, Crudele finisce in carcere a Brescia per aggiotaggio e falso in bilancio in relazione a Finmatica, a quel punto per salvare Merzario si fa avanti la Flowind spa di Lorenzo Necci, ex presidente delle Fs, che offre fideiussioni per oltre trenta milioni. Ma c’è il trucco: le indagini della Finanza scoprono che la fideiussone è fasulla, un falso clamoroso realizzato con lo scanner che ha riprodotto il logo di una banca. Come referente della pratica viene indicato un funzionario inesistente e un numero di telefono cui risponde un complice.
Il salvataggio non avviene, e nel 2005 Merzario fallisce. Ora l’inchiesta della Procura ha individuato una serie di operazioni illecite condotte dal «sognatore» Crudele (così amava autodefinirsi) ai danni di Merzario. Il buco accertato dal curatore fallimentare Vito Antonio Potenza supera i 60 milioni tra crediti privilegiati e chirografari. E insieme agli avvisi di garanzia sono pronte le azioni di responsabilità ai danni degli ex amministratori.