Crac miliardario in cella l’ex re dell’hi-tech italiano

Si preparavano ad assaporare gli agi di una crociera di lusso nel Mediterraneo, ma Carlo Fulchir, 45 anni, e la moglie Doris Nicoloso, proprietari del Gruppo Finmek, da ieri possono godere solo delle comodità, meno confortevoli, del carcere. Sono stati arrestati all’alba insieme ad altre tre persone dalla Guardia di finanza di Venezia nell’ambito dell’inchiesta della magistratura padovana sul crac di un miliardo di euro del Gruppo, attualmente in amministrazione straordinaria.
Le manette sono scattate anche per il fratello del fondatore della Finmek, Loreto Fulchir, e per due amministratori, Paolo Campagnolo e Guido Sommella, mentre altri tre alti dirigenti, originari del centro-nord Italia, risultano latitanti all’estero. Tra gli indagati per concorso in bancarotta fraudolenta figura anche Roberto Tronchetti Provera, fratello del presidente della Pirelli. Per la Finmek si tratta di un epilogo tutto sommato annunciato, dopo il sequestro nell’aprile scorso da parte delle Fiamme gialle di beni per 14 milioni di euro. Ma certamente una fine ingloriosa per Fulchir, partito negli anni ’80 da Buja, piccolo centro nel cuore del Friuli, con un diploma di terza media in tasca e un’attività di montaggio di schede elettroniche in un piccolo laboratorio, alla conquista di un vero e proprio impero nel settore delle telecomunicazioni e della tecnologia. L’idea era stata quella di acquisire stabilimenti e produzioni che le grandi multinazionali del comparto, decidevano di abbandonare, per tentarne, anche con fondi pubblici, il rilancio in grande stile. Nel portafoglio Finmek sono finiti nomi di primo piano come Telit Mobile Terminals, Italtel, Magneti Marelli, Texas Instruments.
Forte della fama di uomo della svolta per l’informatica in crisi, nel 2000 Fulchir viene chiamato anche a ricoprire l’incarico di consulente del governo D’Alema per l’innovazione tecnologica. Poche stagioni di gloria e l’impero cede rovinosamente, lasciando a casa seimila dipendenti e a bocca asciutta 11mila creditori, tra i quali, ironia della sorte, vi sono anche gli stessi coniugi Fulchir, per un passivo quantificato in un miliardo di euro. Secondo quanto accertato dalle fiamme gialle, gli amministratori della Finmek, già pronti peraltro a sbarcare in grande stile anche in Cina, avrebbero distratto dalle casse della società risorse finanziarie per 150 milioni di euro, falsificato bilanci per 650 milioni e riciclato 17 milioni, sottratti dalle casse del gruppo e destinati al pagamento di fittizie forniture.