Crac Parmalat, 33mila testimoni Al via oggi il processo del secolo

A quattro anni dal fallimento sul banco degli imputati il patron Calisto Tanzi e altre 55 persone

Più che un processo è un’esplosione di bulimia. Un buco, anzi un cratere del diametro di 14 miliardi di euro, il più grande disastro della storia finanziaria italiana. E poi, in linea con questi numeri, un corteo di cifre impressionanti: più di duecento faldoni zeppi di carte, dieci milioni di pagine, almeno 125 udienze all’orizzonte. Il dibattimento Parmalat, che comincia oggi non in tribunale ma in un centro congressi, promette di essere il kolossal del secolo. Gli imputati sono cinquantasei e in testa alla lista ci sono Calisto Tanzi, l’ex patron della multinazionale di Collecchio, e il suo storico braccio destro Fausto Tonna. Poi ci sono le parti lese, le vittime che, secondo previsioni non fosche, dovrebbero essere 33.500. E poi i testimoni: la Procura, solo per il filone principale, ne schiera 247 compreso il comico Beppe Grillo, il primo a denunciare lo scandalo; la difesa, secondo il sistema dei vasi comunicanti, vuole ascoltare i 33.550 «truffati», perché i bond people potrebbero mettere in evidenza le responsabilità della banche, le grandi assenti nel dibattimento.
«Noi siamo convinti che le banche sapessero», ha detto al Giornale il Procuratore capo Gerardo Laguardia. Solo che il turno degli istituti di credito, vista la lunghezza delle indagini, dovrebbe arrivare nel 2009.
Intanto si parte con chi c’è: il dibattimento Parmalat è un tir difficile da manovrare. Oggi, al ciak d’inizio, il processo potrebbe già spezzettarsi in due, in tre o in cinque, quanti sono i filoni che lo compongono: Parmalat, Parmatour, Ciappazzi, le acque minerali che Tanzi comprò da Ciarrapico, e altri due minori.
A Parma hanno fatto i salti mortali per fronteggiare un’emergenza di questa portata e ora fra polemiche, giochi di prestigio con i giudici disponibili su piazza, e circolari allarmate del Csm, la magistratura è pronta. Impossibile azzardare previsioni: c’è chi auspica, come l’avvocato Fabio Belloni, difensore di Tanzi, un lungo rinvio a settembre dopo la «prima» di oggi. Quanto durerà il processo? La stampa locale parla di mille giorni, ma potrebbero essere di meno o di più.
L’accusa, rappresentata dai Pm Vincenzo Picciotti, Paola Reggiani e Lucia Russo, cercherà di dimostrare i due capi d’imputazione fondamentali: la bancarotta fraudolenta e l’associazione per delinquere. In aula sfileranno quaranta consulenti, chiamati ad illustrare il disastro, ufficiali della Guardia di finanza, l’attuale amministratore delegato del gruppo Enrico Bondi, l’ex presidente dell’allora Sanpaolo Imi Rainer Masera, ancora l’ex libero del Parma e della nazionale Lorenzo Minotti, che dovrebbe ricostruire la storia di un prestito da 1 miliardo di lire, e il figlio di Tanzi, Stefano, già uscito di scena patteggiando una pena di 4 anni e 10 mesi. La difesa di Tanzi replica con la pesca a strascico fra le parti civili, dove spicca una coppia di sposini che il 12 dicembre 2003, dieci giorni prima della dichiarazione di insolvenza, aveva avuto la brillante idea di inserire nella lista di nozze 6.000 azioni Parmalat per un valore di 10.000 euro.
Fra gli imputati, gli avvocati Sergio Erede, 12 anni nel cda di Parmalat finanziaria, e Paolo Sciumè, per 13 anni sulla stessa poltrona; il fratello di Calisto, Giovanni Tanzi; il revisore Lorenzo Penca. Poi, al di fuori del troncone Parmalat, tre banchieri. Anzitutto il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi che deve rispondere di usura e concorso in bancarotta per la vicenda Ciappazzi: in pratica avrebbe esercitato pressioni su Tanzi perché si accollasse a un prezzo gonfiato l’azienda di acque minerali. Nella vicenda Ciappazzi, è rimasto impigliato, ma con responsabilità minori, anche l’ex amministratore delegato di Capitalia, Matteo Arpe.
Infine, non manca in una sorta di effetto domino, Gianpiero Fiorani, l’ex dominus della Banca Popolare di Lodi, protagonista di convulse e disastrose scalate bancarie ora sotto la lente d’ingrandimento della magistratura di Milano e Roma. Qua deve rispondere di concorso nella bancarotta Parmatour, in pratica un crac nel crac.
Oggi, 4 anni e 3 mesi dopo la scoperta della voragine, Tanzi non sarà in aula: «Le sue condizioni - spiega Belloni - sono precarie. Ma quando sarà il caso parteciperà al processo portando il suo contributo». A Milano, dove il reato chiave è l’aggiotaggio e dove il dibattimento avanza faticosamente, Tanzi ha chiesto «cristianamente perdono». A Parma, migliaia di risparmiatori beffati e imbufaliti, si aspettano qualcosa in più.