Crac Parmalat, non solo Tanzi. Imputati anche Geronzi e Arpe

Milano - Lui, il patron, in aula non c’era. Perché «non sta bene - spiega uno dei suoi legali, l’avvocato Filippo Sgubbi -, e venire qui è sempre un motivo di stress». La decisione del gup di Parma, Calisto Tanzi l’ha appresa al telefono. L’ex presidente del gruppo di Collecchio è stato rinviato a giudizio in relazione al filone principale del processo per il crac dell’azienda alimentare - sprofondata in una voragine da 14 miliardi di euro a fine 2003 - per associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta. Con lui, anche il direttore finanziario Fausto Tonna. In totale, il giudice Domenico Truppa ha deciso 63 rinvii a giudizio e nove proscioglimenti, in un’udienza in cui si sono incrociati i tre filoni dell’inchiesta: oltre al fallimento della Parmalat, la bancarotta di Parmatour e il procedimento sulle Acque Ciappazzi per concorso in bancarotta e usura. A processo finiscono nomi eccellenti, tra cui quelli di Cesare Geronzi, presidente di Capitalia e del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, e Matteo Arpe, amministratore delegato della banca romana.

Insieme a Tonna e Tanzi (quest’ultimo prosciolto dall’accusa di associazione a delinquere in riferimento alla quotazione in Borsa dell’azienda), altri 21 imputati sono stati rinviati a giudizio per il filone principale. Tra gli altri Giovanni Tanzi, fratello di Calisto; Massimo Armanini, ex Deutsche Bank e membro del cda di Parmalat finanziaria; Enrico Barachini, uomo di fiducia del Monte Paschi Siena e membro del cda della Coloniale; Claudio Baratta, presidente e ad della Hit; Romano Bernardoni, ex presidente di Parmatour; Ugo Bianchi, amministratore di 13 concessionarie; Giovanni Bonici, presidente di Bonlat e Parmalat Venezuela; Luciano Silingardi, già presidente di Cariparma. Condanne con rito abbreviato per Maurizio Bianchi, ex revisore di Grant Thorton (9 anni di reclusione) e Giampaolo Zini (7 anni e dieci mesi). Per il crac di Parmatour, invece, andranno a processo in 32, mentre Luca Baraldi - membro del cda del colosso turistico - è stato condannato a 3 anni. Otto dei neo-imputati, inoltre, sono manager o ex manager di Capitalia, coinvolti nel procedimento sulle «Acque Ciappazzi». Il filone riguarda la vendita dell’azienda di acque minerali che Calisto Tanzi acquistò da Ciarrapico: secondo il gup, dietro quella cessione c’era Geronzi, che avrebbe «costretto» Tanzi ad acquistare un’azienda ormai al collasso in cambio di finanziamenti. I legali della banca si sono detti «sorpresi» per il provvedimento del giudice, e hanno annunciato che si costituiranno parte civile nei confronti di Tanzi e degli altri dirigenti della Parmalat: «Presenteremo subito un ricorso in Cassazione per l’abnormità del provvedimento, c’è stata un’invasione di campo dei giudici di Parma». Sedici, infine, i patteggiamenti accolti dal gup, con pene che vanno da un anno e 5 mesi di reclusione a 4 anni e 10 mesi.

Di fatto, si tratta di una riunificazione dei tronconi d’inchiesta che soddisfa l’avvocato Giovanni Biancolella, uno degli avvocati di Tanzi. «La decisione del gup - spiega il legale - apre scenari che dovranno essere approfonditi nel dibattimento. Ma dal provvedimento si evince che già dal 1994 era possibile leggere da soli quale era la reale situazione di Parmalat».

Il giudice Truppa, inoltre, ha riconosciuto alle parti civili un risarcimento per danni morali pari al 10 per cento del capitale investito. In pratica, spiega l’avvocato Carlo Federico Grosso (difensore di oltre 32mila risparmiatori), la cifra dovrebbe aggirarsi intorno ai 40milioni di euro, che dovranno essere versati da Ugo Bianchi, amministratore unico di 13 concessionarie, Luciano del Soldato, ex direttore finanziario di Parmalat, e Giampaolo Zini, avvocato d’affari e inventore del fondo Epicurum, la cassaforte (senza contante) del gruppo con sede alle isole Cayman. «Siamo soddisfatti», commenta Grosso. «Una decisione seria e motivata. Ora tocca vedere le disponibilità di queste tre persone».