Crac Parmalat, quattro banche a processo

Nei prossimi giorni la decisione sul patteggiamento di Nextra

da Milano

Morgan Stanley, Deutsche Bank, Ubs e Citigroup: saranno le prime banche a rispondere in sede penale del crac Parmalat. Il giudice dell’udienza preliminare di Milano Cesare Tacconi le ha rinviate a giudizio ieri. Nel mese di luglio lo stesso Tacconi dovrà decidere la sorte di un’altro istituto, Bank of America che potrebbe aggiungersi al gruppo. A chiedere il patteggiamento, invece, è stata Nextra (gruppo Intesa Sanpaolo) che ha già raggiunto l’accordo con la nuova Parmalat di Enrico Bondi per un risarcimento da 150 milioni e che offre un’ulteriore compensazione ai risparmiatori. La decisione su quest’ultimo caso è prevista per i prossimi giorni, mentre la prima udienza del dibattimento contro i quattro istituti rinviati a giudizio è in calendario il 22 gennaio.
L’accusa è sempre la stessa: aggiotaggio. In pratica, sostiene la procura, le banche in questione, che hanno accompagnato il gruppo di Calisto Tanzi in alcune spericolate operazioni, conoscevano lo stato di dissesto, ma hanno taciuto, manipolando i corsi borsistici. Il provvedimento (che stabilisce anche il rinvio a giudizio di 12 funzionari degli istituti di credito coinvolti) è una delle prime applicazioni concrete della legge 231, che prevede la responsabilità oggettiva di enti e società per non aver predisposto modelli organizzativi interni in grado di prevenire la commissione di reati. È questo il solo caso in cui una persona giuridica può venire chiamata a rispondere direttamente di fronte al giudice penale. Negli altri (compresi, almeno per il momento, i rimanenti filoni processuali del dissesto Parmalat) le banche figurano in giudizio come soggetti chiamati civilmente a risarcire il danno provocato da propri funzionari. Anche per questo le reazioni del pm Francesco Greco sono state caute: «Quella del gup Tacconi è una decisione molto positiva per i risparmiatori», ha detto. «Ma sarà un processo molto difficile. È la prima volta che si aprirà un procedimento alle banche accusate di aver manipolato il mercato».
Quanto agli istituti sotto accusa respingono gli addebiti senza eccezioni. Il primo muro di difesa è di carattere formale: alcuni tra gli avvocati difensori contestano la stessa applicazione della legge 231: «Le banche estere non hanno sede in Italia, il Gup non ne ha tenuto conto, ne riparleremo al processo», ha detto Giuseppe Bana avvocato di Ubs. Il secondo argomento è più sostanziale: le banche smentiscono di aver avuto conoscenza delle malridotte finanze del gruppo di Collecchio.