Craig David, il soulman erede di Gaye

Ferruccio Gattuso

Prosegue il mese di grande musica a Villa Arconati: il cartellone del festival estivo cominciato a fine giugno alle porte di Milano (Castellazzo di Bollate) con il suadente pop-folk dei Kings Of Convenience sfoggia per questa sera (ore 21.30, ingresso 30 euro, info tel. 02-35005501) il talentuoso Craig David, soulman nero di terra inglese.
Considerato tra gli eredi del grande Marvin Gaye, Craig David ha all'attivo due soli album (un terzo in arrivo a fine agosto), eppure si muove nello stardom della musica cosiddetta leggera con la sicumera di un big. Sono le classifiche, da subito prone al suo astuto pop ballabile e ben cantato, e i colleghi, solitamente mai munifici di complimenti sinceri verso possibili rivali, a mettergli sotto i piedi un altarino decisamente invidiabile.
Un «Sir» del pop britannico come Elton John si è lucidato le lenti dei suoi mitici occhiali, lo ha ascoltato e ammirato, e poi se n'è uscito con una battuta che, presumibilmente, Craig David si sarà tatuato da qualche parte: «Se c'è un cantante migliore di lui in Inghilterra - ha detto il Re Mida del pop d'oltremanica, autore di classici come Your Song e Madman Across The Water - allora io sono Margaret Thatcher».
Che la Lady di Ferro posi la temuta borsetta contundente: qualsiasi irriverente accostamento è escluso dal successo raccolto da Craig David con i due dischi Born To Do It (2000) e Slicker Than Your Average (2002).
A soli 18 anni, il soulman di colore era in vetta alle vendite di dischi, si godeva l'iper programmazione radiofonica del suo singolo Fill Me In, le sue immagini invadevano i canali televisivi di videoclip, e le statistiche sentenziavano che, benché così in erba, il giovane Craig aveva vinto dischi d'oro e di platino in più di 20 nazioni sparse per il pianeta.
Sotto l'indossatissima canottiera bianca che fa tanto macho e un po' tamarro, Craig David fa pulsare un cuore soul, ma di questi tempi si preferisce ricorrere ad altre etichette, dal suono comunque anglosassone: garage, two-step, r'n'b. Comunque lo si chiami, è quel mix di ballabilità, sezione ritmica marcata, gorgheggi vocali sexy e immediatezza melodica.
Nella cornice sofisticata di Villa Arconati, Craig David porterà un repertorio incentrato sui suoi primi due album, ma non è esclusa qualche succosa anticipazione - che non mancherà di solleticare la fantasia dei fan - dalla sua ultima fatica discografica, The Story Goes..., la cui pubblicazione è attesa per il 26 agosto. Curioso sfornare un album ad estate quasi conclusa, ma c'è da giurare che un astuto distillatore di hits come lui abbia studiato tutto per bene. Per il momento è il singolo All The Way, in pista radiofonica da fine giugno, a gettare l'amo: tra i brani attesi questa sera, la già citata Fill Me In, Rendez Vous, Booty Man, Rewind, 2 Steps Back, Rise & Fall, Fast Cars.
La piccola avventura italiana di Craig David prosegue, dopo il concerto di questa sera a Villa Arconati, il 16 luglio ad Umbria Jazz, il 17 al Sicilia Festival e il 13 agosto a San Benedetto, sul Lago di Garda.
Il cartellone a Castellazzo di Bollate, invece, prosegue con Peter Cincotti, giovane talento del jazz easy listening (ha soli 21 anni) di New York, atteso domani per un concerto vocale e pianistico sulle orme del mitico Frank Sinatra e dei suoi «discepoli» Michael Bublé e Harry Connick Jr.