«Crash»: 36 ore di follia a Los Angeles

Diretto da Paul Haggis, sceneggiatore di «Million Dollar Baby», un film su tensioni e conflitti in una città multietnica

Cinzia Romani

da Roma

Gli è venuto l’infarto, tanto ci teneva a girare, in soli 35 giorni, il suo primo film, Crash – Contatto fisico (nelle sale dall’11 novembre). «Durante la terapia intensiva, in ospedale, seguivo le riprese da un monitor piazzato sulla pancia», scherza il canadese Paul Haggis, qui alla prova d’esordio. Per la verità questo regista, sceneggiatore e produttore cinquantaduenne, non è uscito dal nulla: ha creato show televisivi di successo, varie serie come Avvocati a Los Angeles e, quel che più conta, ha firmato il copione e la produzione di Million Dollar Baby, candidato all’Oscar per la miglior sceneggiatura. «Si tratta di un vero professionista e non va certo a prendersi il caffettino, prima di girare» dice il patron della casa distributrice di questo film indipendente Aurelio De Laurentiis con chiara allusione ai vizi nostrani. Forte di un buon cast, che annovera Sandra Bullock, Don Cheadle e Matt Dillon (qui anche produttori), la storia di Crash si dipana a Los Angeles. Ossia in una metropoli multietnica, che teme gli stranieri e dove ognuno sale nella propria auto, va al lavoro e torna a casa.
«Non volevo fare un film sui conflitti razziali, ma un film che parlasse di noi: ammettere le nostre paure e le nostre intolleranze, infatti, è molto difficile», spiega Haggis, che recentemente ha lavorato all’adattamento di Flags of our Fathers, il nuovo film di Clint Eastwood, prodotto da Spielberg. «Lavorare con Eastwood è stato un grande onore e, tra breve, lo dirigerò nel mio Death and Dishonour, dove affronterò la drammatica situazione in Irak. Ancora non so spiegarmi come mai ci dicono sempre quanti soldati americani sono morti, mentre non ci informano sulla controparte» si inquieta Haggis. Il quale dev’essere iperattivo: ha appena licenziato la riscrittura made in Usa del mucciniano L’ultimo bacio.
Ma veniamo a Crash, titolo già usato da David Cronenberg. Una casalinga e il marito procuratore vengono rapinati. A cambiare la serratura della loro casa arriva un fabbro latinoamericano, un po’ stranuccio. I due si allarmano, ma una recluta della polizia e una coppia coreana di mezza età, due ladri di automobili e un iraniano, insinueranno ulteriori allarmi nelle loro menti. Tutto accade in 36 ore, compresi i frequenti scontri fisici dei losangelini scoppiati. «Il mio film verte sulla compassione: parla di quanto ognuno di noi detesti essere giudicato, pur giudicando costantemente gli altri» spiega il cineasta, che trova difficoltà a girare film indipendenti: «Ormai, chi vuol fare un film, senza contare sull’appoggio dei grandi studi hollywoodiani, cerca ristoro principalmente in Europa: è grazie al pubblico europeo che si sopravvive» spiega l’autore di Crash, quest’estate a sorpresa primo al box-office statunitense.