Craxi-De Michelis, sfida vana Il simbolo l’ha in tasca Boselli

Anche ieri i due si sono proclamati leader del Nuovo Psi, scambiandosi anatemi e diffide. L’erede legale del Garofano però è il segretario dello Sdi

Gianni Pennacchi

da Roma

Ricorderete la storiella del «vai a pescare?», «no, vado a pescare», «ah, credevo che andassi a pescare». Il giorno dopo l’eutanasia socialista Bobo Craxi e Gianni De Michelis sembrano immersi in una pièce di Ionesco, si parlano a distanza senza intendersi, ambedue si muovono come non fosse successo nulla di grave e irreparabile, mentre monta il volar degli stracci e la frattura s’incancrenisce sempre più velocemente. Continuano a dichiararsi ambedue segretario del Nuovo Psi, ovviamente. Ambedue proclamano di aver con sé la «stragrande» maggioranza del partito. E mentre si incrociano gli anatemi e le offerte di «pentimento», anche le diffide giudiziarie in verità, appare sempre più chiaro all’orizzonte qual è il destino elettorale dei compagni che si son separati domenica alla Fiera di Roma: mezzo garofano va nell’Unione, l’altra metà resta nella Cdl.
Mezzo garofano si fa per dire, pur se De Michelis ha già fatto preparare una formale diffida legale indirizzata a «Vittorio Michele Craxi detto Bobo» e a Saverio Zavettieri - il principale serbatoio di voti che sostiene il giovane Craxi - inibendo loro l’uso del simbolo e del nome del partito: guai a loro se parlano a nome del Nuovo Psi e attento Bobo a spendersi quale segretario nazionale. Vai, che si torna in tribunale. Ma poiché il destino si fa spesso beffe dell’orgoglio umano, ecco la sorpresa che viene alla luce in queste ore drammatiche per gli eredi di Bettino. Indovinate un po’ di chi è il vero garofano, il vero simbolo del Psi? Appartiene a Enrico Boselli, il segretario dello Sdi.
Già, perché il garofano del Nuovo Psi non è esattamente quello del glorioso partito di Bettino Craxi, se li confrontate vedrete che son diversi, l’ultimo è più stilizzato. E anche la corona che lo circonda è di colore diverso, verde, mentre l’originale era rossa. Gli è che quando nacque il partito di Gianni e Bobo, il liquidatore del Psi, Michele Zoppo, si rifiutò di dar loro le gloriose insegne ed anche l’etichetta, «ve le darò quando rinascerà sul serio il partito socialista» rispose. Per questo, quello che s’è scisso domenica, si chiama «Nuovo Psi». Ma qualche tempo fa, probabilmente erano sopravvenuti vecchi debiti da saldare, il liquidatore del Psi ha ceduto il vero garofano e la targa a Boselli, che ora è l’unico ad averne piena disponibilità.
E veniamo alla cronaca del dopo, or che l’atomo s’è scisso. Oltre al segretario calabrese, s’è pronunciato per Bobo il segretario della Sicilia - garante l’onorevole Vincenzo Milioto che assicura, «il treno dell’unità è partito!» - e quello lombardo che ieri ha sottoscritto un «patto di consultazione permanente» con Ds, Sdi e radicali. Oddio, c’è anche un’anima buona come l’eurodeputato Alessandro Battilocchio già impegnato ad «attivare una mediazione che mira a riaprire i termini del confronto», ma la frittata sembra irreparabile. Anche se i contendenti sembrano lasciar aperto un binario di ritorno. «Ora prendiamoci qualche giorno di tempo - dice Bobo Craxi - ma naturalmente non dipende da me se si procederà sulla strada della scissione», perché non possono esserci dubbi, «se c’è uno sconfitto politico che emerge da questo congresso, è De Michelis, che come tutti i delusi ora coltiva illusioni».
Anche De Michelis manda a dire a Bobo: «Pentitevi del danno che avete fatto e tornate indietro!» Il termine ultimo per tornare a casa, lo ha fissato in una conferenza stampa a Montecitorio ieri sera: venerdì prossimo allo Sheraton, dove è convocato il Consiglio nazionale per decidere il da farsi dopo il congresso che non c’è stato ma che s’è rivelata comunque «un’assise bellissima», insiste il segretario più anziano. Se i «frazionisti» non rientrano nel parlamentino interno, «provvederemo a verificare l’entità dei fuoriusciti e a rimpiazzarli», nella convinzione granitica che comunque «la stragrande maggioranza del partito non ha alcuna intenzione di abbandonare». Se De Michelis ha intenzione di cambiar linea? Men che mai, «ribadisco la disponibilità ad esplorare il percorso» per far lista nell’Unione con Pannella e Boselli. Quest’ultimo s’è adoperato, però «non ha fatto una cosa che poteva fare e che ci avrebbe aiutato: dichiarare che non avrebbe fatto accordi con entità frazioniste».
E qui l’ultimatum che punta a segar le gambe al segretario più giovane: tanto Boselli quanto Pannella «non possono parlare con Bobo Craxi», il Nuovo Psi «è uno solo e ne sono io il segretario», scandisce De Michelis. Tutto può fare Bobo, meno che essere accettato come interlocutore del Nuovo Psi. E poiché invece Boselli intrattiene già «lunghi e cordiali colloqui» pure col giovane Craxi, anche Romano Prodi si dice «felice» della sua scelta, lo incontrerà «nelle prossime ore». Stefano Caldoro e Chiara Moroni, i più decisi a restar col centrodestra, già gongolano.