Craxi: «Io non perdono Di Pietrro e Rutelli»

Anticipiamo alcuni fra i passaggi più significativi dell’intervista di Maurizio Belpietro a Bobo Craxi, segretario del Nuovo Psi non riconosciuto dalla componente che fa capo a Gianni De Michelis, che andrà in onda stasera su Canale 5 nella trasmissione «L’Antipatico» condotta dal direttore del Giornale.

Accusa De Michelis di delegittimarlo solo perché «ha perso» durante l’ultimo congresso, come lui insiste a definire l’assemblea che ha decretato la spaccatura del Nuovo Psi. Afferma che «il bipolarismo è fallito», che rimarrà per il sistema proporzionale perché «è nella storia della sinistra». Ma su Mani Pulite, sulla stagione che provocò la morte politica e fisica di suo padre Bettino, non risparmia dure critiche alla coalizione e agli esponenti del centrosinistra a cui oggi schiaccia l’occhio in vista delle prossime elezioni: «Ci sono fatti che attengono alla storia del Partito socialista che non possono essere superati nell’arco di una legislatura (...). Non possono essere superati nell’arco di una vita». Su quei fatti – come fece suo padre e come dice di aver fatto lui stesso nel centrodestra – promette che chiederà l’apertura di una Commissione d’inchiesta.
C’è ancora parecchio rancore nelle parole che Bobo Craxi riserva ai leader del centrosinistra nell’intervista condotta dal direttore del Giornale, Maurizio Belpietro, alle telecamere de «L’Antipatico», in onda questa sera su Canale 5. Reduce dalla contestatissima nomina a segretario del Nuovo Psi, dopo una bollente assise che ha provocato la rottura del partito, Bobo definisce Antonio Di Pietro «imperdonabile». «Non vado a lavorare con il leader dell’Italia dei Valori», dice quando gli si rircordano le parole pronunciate dall’allora pm Antonio Di Pietro sulla malattia di suo padre («Problemi cardiaci? Be’, anch’io ho qualche difficoltà alle coronarie»). E di Rutelli che – come gli ricorda Belpietro – di Bettino disse: «Voglio vederlo marcire in carcere», precisa: «Sul piano personale, quel che resta di quell’amicizia è scomparso».
La giustificazione alla svolta, al passaggio a sinistra, la spiega così: nella riorganizzazione del centrodestra dentro la famiglia del popolarismo europeo e del conservatorismo moderato. «È evidente che i socialisti, riformisti, autonomisti, liberali troverebbero forse uno strapuntino, ma non una funzione politica», ammette con timore, confermando che un accordo con De Michelis, per il disimpegno con la Casa delle libertà, c’era stato prima dell’infuocata assemblea dei giorni scorsi. La rottura all’interno del Nuovo Psi – aggiunge Craxi junior – è avvenuta dopo la presentazione «di una mozione-trappola in cui erano contenute posizioni che tendevano verso il centrosinistra e posizioni di assoluta lealtà nei confronti del centrodestra».
La chiave del suo avvicinamento a Prodi la spiega tornando alla questione del sistema elettorale: «Non c’è dubbio che rimarrò per il proporzionale (...). Quel sistema aiuta a irrobustire, spinge le vecchie forze politiche, le tradizionali dottrine politiche e partitiche, a stare assieme». E poi ancora: «Penso che il bipolarismo non sia fallito, è finito. Fallisce nel centrodestra la possibilità di costruire un liberalismo europeo d’altri tempi, fallisce nella sinistra la possibilità di costruire una forza di carattere riformista». Ma quando gli si ricorda che contro questo sistema si stanno battendo i partiti dell’opposizione verso i quali sta dirigendo la metà del Nuovo Psi, gli stessi che più volte e in modo conclamato hanno elogiato il proporzionale, prende le difese della sinistra e dice: «È contraria a cambiare una legge elettorale nella zona Cesarini della legislatura».
Del nuovo polo riformista, quello che lo vedrebbe alleato con i radicali di Pannella, ricorda i punti in comune, le battaglie per il divorzio, l’aborto e la responsabilità civile dei giudici. E sulle differenze che li dividono e che separano il socialismo di Craxi (l’uomo del Concordato), dal partito di Pannella, getta acqua sul fuoco: «Chiedono semmai il ritocco dell’8 per mille. Sono tutte espressioni di una propaganda anticlericale che c’è, che esiste nel nostro Paese, ma che non ha poi una realtà (...). Evidenziano però la necessità di tenere alta la testa, alto il principio dello Stato laico». Ma all’abolizione del Concordato dice un secco «no».
Incalzato dai ricordi di suo padre, dalla tragedia umana vissuta dalla famiglia nell’era Tangentopoli, Bobo si augura che anche Prodi, dopo Berlusconi, andrà a rendere omaggio alla tomba di suo padre, a Hammamet: «Sarò ben lieto che vi si rechi, lo ha fatto peraltro il presidente del Senato, il presidente della Camera e anche il presidente del Consiglio, seppure in forma privata».
Suo padre era un corrotto? – chiede il direttore del Giornale a bruciapelo. «No, mio padre era un socialista». E a Di Pietro, che ricorda sempre le sue condanne, cosa risponde? «Lo Stato italiano è stato condannato dalla Corte europea per aver negato a Bettino Craxi il giusto processo». E poi promette che lo ricorderà anche a quei diessini che lo hanno dimenticato.