Craxi, Israele e l’eterno errore sinistro

Non ho difficoltà ad accogliere l’invito di Fiamma Nirenstein a rivedere, io che porto il nome di Craxi, il giudizio che la sinistra, non solo italiana, ha costantemente dato del conflitto tra israeliani e palestinesi: un giudizio sempre favorevole ai palestinesi e di condanna di Israele.
Fiamma Nirenstein ha scritto un libro appassionato, dunque non esente da giudizi molto personali e perciò opinabili. Ma quando afferma (è il titolo del libro) Israele siamo noi, Fiamma ha cento volte ragione. Israele è un pezzo della nostra civiltà trapiantato in Medio Oriente; è il meglio delle nostre istituzioni democratiche, la migliore comunità di cittadini, il più alto senso della vita che si possa conoscere in un Paese civile. Questo va riconosciuto, va detto a voce alta.
A Bettino Craxi, Fiamma Nirenstein dedica molte pagine di critica, spesso ingiusta, largamente mitigate da una evidente simpatia umana. Ma non si può attribuire a Craxi di aver sposato la causa palestinese per coprirsi le spalle a sinistra. È vero che parlar male di Israele e dell’America era un magnifico collante per i dissidi a sinistra, ma di certo Bettino un simile calcolo non l’ha mai fatto. Bettino vedeva nel Mediterraneo i maggiori interessi dell’Italia e lo voleva perciò pacificato, un mare di scambi e di commerci; e poiché capiva che il bubbone era in terra di Palestina, cercava di risolverlo con le armi della diplomazia. Il suo rapporto con Arafat (sul quale aveva più di un dubbio) nasce dalla necessità di dare all’Occidente un interlocutore credibile per il popolo palestinese; e quanto alla linea politica «pace contro territori», mi sembra appena il caso di ricordare che è stata anche ultimamente la linea di Sharon e di Olmert: e mio padre parlava quando furoreggiava il mito della Grande Israele. Ha ragione la Nirenstein: parlare oggi di pace contro territori è un assurdo dopo quello che è successo a Gaza, trasformata in un poligono di tiro contro Israele. Oggi il problema è battere il fanatismo islamico cui si è purtroppo convertito un buon numero di palestinesi. Meritate, dunque, meritatissime le stroncature delle varie iniziative del ministro D’Alema che va a braccetto con gli hezbollah, che vuole trattare con Hamas, e non disprezza, come Prodi, una chiacchierata amichevole con Ahmadinejad che promette la distruzione di Israele.
Israele è continuamente minacciata nella sua esistenza. Basta leggere i romanzi dei suoi grandi scrittori - Oz, Grossman, Yehoshua - per capire l’angoscia che a Israele cova nel fondo degli animi. Una situazione che avrebbe bisogno di continue attestazioni di solidarietà e non riceve altro che schiaffi e denunce, siano singoli Stati, l’Unione Europea, l’Onu con le sue Ong, tutte rigorosamente antisemite. Le pagine di Israele siamo noi urlano contro questa ormai palese ingiustizia. Ha fatto bene, Fiamma, perché contro tanta viltà non resta che la denuncia. Alta, forte, come il grande atto d’amore che Fiamma Nirenstein dedica al suo popolo nel capitolo dedicato al sionismo. L’ebreo homo faber, che in ogni atto pensa al miglioramento, con un senso dello Stato e della collettività che fa vergognare noi individualisti, cinici edonisti. È una campagna che ci colpisce in viso: purtroppo meritata.
*Parlamentare e membro
della Segreteria politica
di Forza Italia