Craxi, nel ricordo di Sigonella la sinistra diserta il convegno

da Roma

Quel che colpiva, nella platea accorsa ieri alla presentazione dei discorsi parlamentari di Bettino Craxi, era l’assenza totale di diessini. Salvo Valdo Spini che era lì come i tanti altri della diaspora socialista e Gabriele Albonetti per dovere istituzionale essendo questore della Camera, non c’era un postcomunista. Come se fosse girata una parola d’ordine, onde evitare nuove lacerazioni interne. Da fuori però, giungevano ugualmente gli echi delle invocazioni alla memoria di Craxi campione di Sigonella.
Bizzarro questo fantasmatico rilancio della figura del leader socialista del quale venerdì ricorre il 7° anniversario della morte in esilio, in veste antiamericana e finalizzata al caso Vicenza. Anche perché Bettino, come ha ricordato Pier Ferdinando Casini, è stato anche l’uomo di Comiso, dunque era sì difensore dell’autonomia nazionale ma atlantista convinto e tutt’altro che antiamericano, era di sinistra ma ebbe il merito di «vincere la sfida» contro i massimalisti. Ricorda anzi Maurizio Sacconi che per Craxi «fu molto più impegnativa la decisione dei missili a Comiso». Sarà il non voler fare i conti fino in fondo col caso Craxi e la «falsa rivoluzione», ma Francesco Colucci evoca la «nemesi storica» che vede ora «i riformisti collocati nel centrodestra, mentre il centrosinistra è sempre più dominato dai massimalisti».