Craxi toglie l’embargo a Hamas Fini: «Siete degli irresponsabili»

Il sottosegretario: «Era solo una telefonata privata» Il leader di An: «Così si perde credibilità internazionale»

Il sottosegretario agli Esteri Vittorio Craxi, detto Bobo, e il premier di Hamas Ismail Haniyeh devono esser amici di lunga data. O almeno conversare volentieri e frequentemente. Altrimenti quella galeotta telefonata di congratulazioni dalle linee della Farnesina poco dopo l’insediamento del nuovo governo di unità nazionale palestinese difficilmente si spiega. Avrebbe potuto telefonare al presidente Mahmoud Abbas oppure, rispettando il protocollo, al ministro degli Esteri Ziad Abu Amr.
Ad Amr, un’indipendente con un passato da docente di Scienze politiche alieno da qualsiasi eccesso fondamentalista, si è rivolto ieri l’inviato dell’Unione Europea Marc Otte. Da Amr si presenteranno nei prossimi giorni il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt e quello belga Karel De Gught. Tutti si guarderanno bene dall’incontrare o dialogare con Ismail Haniyeh e con gli altri ministri di Hamas. Facendolo contravverrebbero alla regole fissate dal Quartetto Diplomatico e adottate dall’Unione Europea. Quelle regole vietano ai rappresentanti dei governi membri della Ue di intrattenere rapporti istituzionali con esponenti di Hamas fino a quando il movimento non riconoscerà lo Stato ebraico, non rinuncerà alla violenza e non accetterà gli accordi di pace pregressi tra Anp e Israele. Bobo Craxi, non pago di aver alzato il telefono della Farnesina e di essersi complimentato con il primo ministro di Hamas si è spinto più in là promettendogli i migliori uffici del governo italiano per metter fine all’embargo politico ed economico nei confronti del suo esecutivo. Le parole di un vice ministro in piena e palese rottura con i principi della Ue e del Quartetto sono risuonate come melodia alle orecchie di Haniyeh che le ha immediatamente divulgate con un comunicato del suo ufficio. La smentita della Farnesina è servita a poco perché martedì Haniyeh ha ribadito il contenuto di quella telefonata in un’intervista al Corriere della Sera. La conferma ha scatenato l’infuriata reazione di Gianfranco Fini. «Se è vero, è gravissimo che il governo abbia dato assicurazione tramite il sottosegretario Craxi al premier palestinese della volontà italiana di favorire la revoca dell’embargo internazionale – ha detto l’ex ministro degli Esteri -. Non tener conto delle condizioni poste dalla comunità internazionale significa - secondo Fini - assumere una posizione irresponsabile, squilibrata, tale da cancellare non solo a Washington, ma anche in Medio Oriente ogni credibilità italiana». Per tutta risposta l’imbarazzato sottosegretario insiste sul carattere «privato e informale» della telefonata. «Nei giorni scorsi - precisa Bobo Craxi - ho avuto una conversazione telefonica dal carattere privato e informale, non impegnativa del governo di cui sono membro, con il primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese, al quale ho espresso i miei personali buoni auspici per la ripresa del processo di pace in Medio Oriente, sottolineando, altresì, la necessità che il nuovo governo di unità nazionale si adegui alle richieste della comunità internazionale». Quella telefonata «privata e informale», ma partita dal telefono di un sottosegretario dell’Unione Europea rischia ora di rendere complessi i rapporti dell’Italia con Israele. Dopo l’incontro di lunedì a Gaza tra il vice ministro degli Esteri della Norvegia (Paese non membro della Ue) Raymond Johansen e Ismail Haniyeh l’esecutivo di Ehud Olmert ha cancellato tutti gli incontri con il rappresentante di Oslo. La “svista” di Bobo Craxi probabilmente non avrà conseguenze così dure, ma di certo non faciliterà i rapporti con il governo Prodi già sospettato di lavorare alacremente in seno all’Unione Europea per favorire la ripresa dei finanziamenti al governo dell’Anp guidato dai fondamentalisti.
Intanto da Washington il generale statunitense Keith Dayton, coordinatore per la sicurezza all’interno dell’Amministrazione, lancia l’allarme sulla cresciuta pericolosità di Hamas. Secondo il generale l’addestramento e le forniture militari garantite da Teheran consentiranno in pochi anni alla formazione fondamentalista di aver la meglio su Fatah e di assumere il pieno controllo della Striscia di Gaza.