Creò Renato Zero e Patty Pravo: il «Piper club» compie 45 anni

Il «Piper Club», icona degli anni Sessanta e fucina di musica e tendenza, compie la bellezza di 45 anni. Siamo quasi a mezzo secolo di gloria. Perché nella storica cantina romana di via Tagliamento, inaugurata nel febbraio 1965, mosse i primi passi gente che ha fatto la nostra storia musicale: Renato Zero, le sorelle Bertè, Patty Pravo, Caterina Caselli, Lucio Battisti. Ma fecero una capatina anche mostri sacri del calibro di Jimi Hendrix, Genesis e perfino gli (allora) sconosciuti Pink Floyd. Ma era solo il 1968.
Ieri sera la festa. Per l’occasione Poste Italiane ha annunciato l’emissione di una cartolina e un annullo filatelico speciale che potrà essere impresso su cartoline, lettere, libri, foto, giornali, locandine, semplice carta, o anche tessuto. «In quella cantina poteva succedere di tutto - racconta Bornigia, il proprietari del «Gilda» -. Accadeva che gruppi di ballerini afroamericani che lavoravano alla Rai insegnassero passi di danza ai ragazzi solo per divertimento e che poi questi si ritrovassero a ballare con Rita Pavone nello show “Stasera Rita”. Nascevano improvvise amicizie e collaborazioni professionali tra uno shake e l’altro tra personaggi come Renato Zero, Ugo Tognazzi, Virna Lisi, Catherine Spaak, Romina Power, Renzo Arbore, Raffaella Carrà, Luigi Tenco, Nanny Loy, Anna Magnani, Jane Fonda, Giorgio Gaber, Lucio Dalla».
Una tradizione di musica dal vivo che, dopo uno stop di quasi dieci anni, in cui il Piper ha portato in consolle i principali dj della scena internazionale, è ripartita qualche anno fa col concerto dei Babyshambles, capeggiati dall’irriverente Pete Doherty. Poi è stata la volta di Niccolò Fabi, Gianluca Grignani, Cat Power, Brazilian Girls, Paola & Chiara, Editors, Giuliano Palma & The Blue Beaters e Tiromancino. Nel 2009, invece, è stata inaugurata la rassegna «Piper in Rock», manifestazione con la quale si è dato spazio a tanti artisti della scena indie-rock romana.
Situato di fronte al quartiere Coppedè, il locale era in origine decorato con opere d’arte di Warhol, Schifano, Manzoni e Cintoli. Alla mitica serata d’esordio suonarono i popolarissimi (solo a Roma però) The Rokes. C’era anche l’Equipe 84 che fece sfracelli. Successivamente si susseguirono i migliori gruppi della nostrana beat generation tra cui i New Dada, i Delfini, i Giganti, i Meteors, gli Apostoli, le Pecore Nere, le Facce di Bronzo, affiancati da altri gruppi provenienti dall’estero come The Primitives (tra cui si distiguerà il cantante Mal), Patrick Samson & The Phenicians, The Echoes, The Bad Boys, The Eccentrics (da cui nasce Mike Liddell e gli Atomi), The Honeycombs per citare i più importanti. A tutti questi si aggiunsero il funambolico Nino Ferrer, Fred Bongusto, i Dik Dik, Gabriella Ferri, Rita Pavone, Gepy & Gepy e Nancy Cuomo: su tutti, però, vanno ricordate Patty Pravo e Caterina Caselli. Ma «la ragazza del Piper» è per eccellenza Mita Medici (vero nome Patrizia Vistarini) che nel 1966 vince il concorso Miss Teenager Italiana al Piper Club di Roma con il nome d’arte iniziale di Patrizia Perini. Il Piper emerse subito come punto focale della bella vita romana, raccogliendo frequentazioni dal mondo dello spettacolo e dell’arte, oltre che da personaggi della scena mondana. La linea artistica si ispirava al mondo del beat inglese, da cui copiò anche l’idea dell’opera beat, ovvero ad un uso innovativo di luci stroboscopiche colorate accoppiate ai suoni e allo stile dettato dalla moda della minigonna.
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