Create dalla pelle le staminali salva-embrione

Un team di scienziati Usa è riuscito a «ringiovanire» una cellula della cute. La scoperta apre nuove possibilità per la cura del cancro e del morbo di Parkinson

da Washington

Creare cellule staminali senza distruggere embrioni. Ma prelevandole invece dalla pelle. È la scoperta rivoluzionaria di un gruppo di scienziati statunitensi della Harvard University, che, pur con tutte le cautele del caso, hanno aperto uno spiraglio importante per la ricerca scientifica. Per due motivi. Il primo, perché lo sviluppo e la ricerca di questo tipo di cellule potrebbe portare alla cura di malattie come il cancro o il morbo di Parkinson. E poi perché negli Stati Uniti questo tipo di studi, condotto fino a oggi distruggendo embrioni per ricavare le staminali, è stato fortemente ostacolato dalla destra religiosa (e dal presidente George Bush). Finora, le staminali potevano essere ricavate solo da embrioni umani di almeno cinque giorni, distruggendoli nel processo, oppure da sangue placentare o midollo osseo. Ora invece gli scienziati potrebbero avere nuove possibilità per ottenere le cellule. I ricercatori di Harvard hanno infatti dimostrato che quando una cellula della pelle umana viene fusa con una staminale embrionale (ottenuta in laboratorio), il risultato ibrido assomiglia molto, anche nel comportamento, a una cellula staminale. In altre parole, gli scienziati hanno affermato di essere riusciti a dimostrare, in questa fase preliminare dello studio, che la cellula fusa può essere «riprogrammata allo stato embrionale», in pratica ringiovanita.
Il professore Kevin Eggan dell’università di Harvard a Cambridge nel Massachusetts, è stato molto cauto nel diffondere la notizia (che verrà pubblicata nel numero in uscita della rivista Science) e ha sottolineato quanto la tecnica della fusione sia appena alla fase preliminare: per niente perfetta o affidabile. Non solo: «La nostra tecnologia - ha aggiunto Eggan - non è ancora pronta per essere considerata un’alternativa alle cellule staminali recuperate da embrioni».
Il timore dei ricercatori è anche quello di essere strumentalizzati. Lo studio giunge infatti proprio mentre al Congresso sta per scoppiare una battaglia sull’ammissibilità di usare fondi pubblici per condurre le ricerche con l’utilizzo di cellule staminali embrionali, che richiedono appunto la distruzione dell’embrione. La Camera ha già approvato una legge che liberalizzerebbe l’uso di queste cellule, ma la Casa Bianca ha minacciato di bloccarla con un veto presidenziale qualora verrà approvata anche dal Senato.
Tornando alla ricerca degli scienziati di Harvard, va comunque detto che al momento non è stata dimostrata la possibilità di privare la cellula staminale embrionale del suo patrimonio genetico. Un dettaglio non da poco. Quando questo diventerà possibile il Dna delle cellule prodotte in laboratorio sarebbe identico a quello del donatore delle cellule adulte. Di conseguenza si potrebbe sperare in una nuova tecnica per generare cellule staminali embrionali senza dover distruggere embrioni. \