La creatività scorre

Per spiegarci come si sta evolvendo la zona, ha bisogno di una piantina. Perché nemmeno Mariano Pichler, architetto-collezionista-immobiliarista trentino, artifex di una delle più grandi trasformazioni dello spazio urbano milanese degli ultimi vent’anni, riesce ad elencare a memoria i cambiamenti provocati in questa fetta di città tra la ferrovia, la tangenziale est e via Rombon.
Non lo amano proprio tutti, Pichler. Quando nel 2000 arrivò a Lambrate con due soci, tutti privati, e decise di comprare migliaia di metri quadri e riqualificare la zona, a costo di spostare personalmente le auto bruciate abbandonate nelle strade, «l’ambiente» dell’arte contemporanea, del design, dell’editoria si mise a osservare, pronto al giudizio.
In sette anni, alla ex-Faema, alla ex-Dropsa e alla ex-Hyundai si sono trasferiti Abitare Segesta e gallerie come Massimo De Carlo, Klerks, Pianissimo, Zero, Ca di Frà. Allo spazio del Lambretto, invaso dalle ruspe, sono partite da due anni le performance in contemporanea con Start, la tre giorni di apertura delle più importanti gallerie milanesi a settembre. In via Massimiano 25 sono arrivate altre gallerie e spazi residenziali. Via Ventura ospita Radio 101, la libreria Art Book Milano, la Scuola Politecnica di Design, la casa editrice Art Show.
E per il 2008, Pichler ci svela in anteprima i suoi colpi in canna: «Alcuni fuori Salone olandesi del Salone del Mobile ad aprile. Via Ventura 6 con tre nuove gallerie e un negozio di design di concezione innovativa. L’inaugurazione a settembre del Lambretto Art Project, una nuova costruzione di 1000 metri quadri a disposizione di artisti che vogliano sperimentare, con un evento affidato a un grande artista italiano. Sarà una specie di piccolo museo».
Ha in cantiere un museo di arte contemporanea per Milano?
«È un termine ambizioso? Allora diciamo un luogo di accoglienza per curatori e giovani creativi, compresi i musicisti. Accanto, 6000 metri per designer, architetti e aziende con un piano in co-working per riunioni, mense, magari un asilo nido».
Molto s’è fatto, è innegabile, ma i suoi detrattori dicono che qui si è fuori dal mondo, che non c’è nemmeno un bar. E si chiedono lei che ci guadagni a smuovere tutti questi metri quadri. Da quando la cultura paga?
«Il bar “interno” lo stiamo costruendo. In via Conte Rosso hanno aperto tre nuovi ristoranti e alcuni negozi. E non siamo fuori dal mondo, anzi, siamo sulle traiettorie principali di auto, treno, metro e autobus. Dal centro si arriva prima qui che in Porta Ticinese».
Ma siamo in periferia. O no?
«Sì, però lo scopo non è che uno passi da Lambrate per caso e dica “Oh che bella galleria”, ma che ci venga apposta. Durante Start abbiamo afflussi di tremila persone per volta. E guardi che la cultura paga, soprattutto sul piano sociale».
Questa è una novità.
«Gallerie, architetti, aziende che si trasferiscono qui si rifanno il look. Usufruiscono di sinergie impensabili altrove a Milano. Il quartiere è rinato. E noi ci ripaghiamo l’operazione immobiliare. Non sono grandi profitti, perché lavoriamo sulla qualità. Però intanto ci hanno affidato un’operazione simile a Berlino».
Lambrate l’incubatore per realtà simili in Europa?
«Lo potrebbe diventare».
Ma il suo obiettivo finale, invece, qual è?
«Pezzettino per pezzettino, creare un quartiere che cambi l’economia del luogo. E poi, naturalmente, vedere il Lambro tornare azzurro».