Crediti agricoli De Castro tenta il colpo di mano

«Ci sono pressioni enormi» dicono all'Inps alcuni dirigenti sotto la garanzia del più rigoroso anonimato, «perché la sanatoria dei crediti agricoli si faccia a ogni costo». Parliamo sempre dell'idea di far cedere dall'Inps alle banche i 6 miliardi di contributi previdenziali non pagati, in prevalenza dal '98 al 2004, dalle aziende agricole e dai lavoratori autonomi (coltivatori diretti, mezzadri). A tutto vantaggio dei morosi che vedrebbero abbattuto quasi dell'80 per cento il debito e delle banche che acquisteranno i crediti Inps per un decimo del loro valore nominale. Il ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro ha ormai pubblicamente assunto la paternità politica del piano: «Non si capisce che cosa si aspetti. Tutti i ministeri si sono espressi» protesta.
Ma Il Riformista ha definito «un condono mascherato» quanto si sta predisponendo. E quanto all'asserzione del titolare dell'Agricoltura, «tutti i ministeri si sono espressi», continuano gli equivoci. Per la seconda volta in pochi giorni un giornale ha dato come già avviata la sanatoria che è ancora di là da venire. Dopo Italia Oggi, è stata la volta del Corriere della Sera ad annunciare con un titolo quanto meno contraddittorio: «E il ministro del Tesoro fermò il condono agricolo»; per poi spiegare che «con il via libera del Tesoro, arrivato ieri, la maxi operazione può partire».
Solo che della lettera con «il via libera del Tesoro», all'Inps non ci sarebbe traccia. Sarebbero invece arrivate due lettere, dei due capi di gabinetto - le due figure cioè più vicine all'autorità politica - del ministero del Lavoro e del ministero dell'Economia.
Il capo di gabinetto del Lavoro avrebbe ribadito in buona sostanza il no già espresso dai tecnici del ministero e dal Collegio dei sindaci dell'Inps. Un no, molto allarmato, che ha messo l'accento sul fatto che «l'equilibrio tra contributi riscossi e prestazioni erogate risulterebbe vulnerato» dalla sanatoria. E un no motivato soprattutto dal fatto che per varare un condono - e questo è un supercondono - c'è bisogno di una legge del Parlamento, in cui si indicano le risorse finanziarie per pagare pensioni e sussidi non coperti dai contributi.
Il capo di gabinetto dell'Economia invece, nell'indicare che la «regolarizzazione» può avere un significato positivo nell'ambito di un più ampio progetto politico, sul piano strettamente «tecnico-operativo» rimanda la decisione all'Inps «nella sua autonomia» se cedere o no i crediti alle banche. E così, come nel gioco dell'oca, si torna al punto di partenza. Infatti il 19 dicembre era stato il presidente dell'Inps, Gian Paolo Sassi, a chiedere «un esplicito assenso ai ministeri vigilanti» - per l'appunto Lavoro e Economia - data «anche l'assoluta novità» dell'operazione. Ci mancava il giallo delle lettere.
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