Crediti Inps, il premier impone il colpo di spugna

Il ministro del Lavoro e della previdenza, il ds Cesare Damiano, e quello all'Economia, il tecnico Tommaso Padoa-Schioppa, «d'intesa con il presidente del Consiglio e con il ministro delle Politiche agricole» ordinano al consiglio d’amministrazione dell’Inps di avviare immediatamente il condono dei contributi non riscossi in agricoltura, mascherato da cessione dei crediti agricoli alle banche. È la montagna dei 6 miliardi di crediti già cartolarizzati, di cui Il Giornale si è più volte occupato, e sul quale verrà calato il colpo di spugna (gli evasori pagheranno poco più del 20 per cento del dovuto). Di più, al termine della lettera inviata al presidente dell'Inps, Gian Paolo Sassi, i due ministri ventilano - in caso di mancata obbedienza al diktat - la minaccia di commissariare l'Istituto.
Resta ovviamente il problema di dove verranno reperite le enormi risorse per pagare pensioni e prestazioni Inps (assegni di disoccupazione agricola, maternità eccetera) non coperte dalla contribuzione, il cui costo verrà spalmato sulla collettività. Ma di questo l'Inps non si deve preoccupare: meglio, non se ne deve occupare. Nella riunione del 25 gennaio scorso il cda aveva osato definire «congrua» dal punto di vista economico la cessione dei crediti dalla Scci - la società di cartolarizzazione - all'Unicredit e alla Deutsche Bank, rinviando il tutto al governo «per la soluzione delle problematiche di carattere normativo relative agli aspetti contributivo-previdenziali». Sbagliato. Forti del parere degli uffici legali, i due ministri «d'intesa col presidente del Consiglio» intimano ai vertici dell'Inps che la loro deve essere «una valutazione limitata alla convenienza dell'offerta presentata».
Anzi - ed è l'ultima parte della lettera - il cda è responsabile della «possibile revoca o delle offerte presentate dalle banche» con perdita dell’incasso previsto. Segue dunque la minaccia di inviare il commissario: il cda dia corso all'offerta pervenuta dalle banche, «già valutata in termini di convenienza», «quale espressione della sua capacità di funzionamento in via ordinaria». E se l'Istituto non fosse in grado di funzionare normalmente, ovvio che c'è bisogno del commissariamento.
Il presidente dei senatori della Lega, Roberto Castelli, attacca: «Sono stati colti con le mani nel sacco; stanno condonando miliardi di euro». È la rivincita del ministro alle Politiche agricole, Paolo De Castro, che ora esulta: «Ora l’agricoltura può ripartire da una pagina nuova». Ieri pomeriggio si è riunito il consiglio d'amministrazione dell'Inps. Che ha obbedito all'unanimità: tutti favorevoli i voti dei 5 presenti, ma erano assenti i due consiglieri contrari all’operazione (Antonio Cantalamessa di An e Maurizio Nevola, rappresentante della pubblica amministrazione). Durissima la presa di posizione del Collegio dei sindaci. «Invieremo un’informativa alla Corte dei conti» annunciano. Già il 25 gennaio in una nota dai toni piuttosto severi avevano fatto presente la «natura pubblica» e «non negoziabile» dei contributi previdenziali. Anche perché il conto lo pagheranno tutti i contribuenti. E perché negli ultimi vent'anni, in agricoltura, si sono succeduti 14 condoni.
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