Dopo il credito, le automobili Case Usa a un passo dal baratro

nostro inviato a Parigi
E domani a chi toccherà? Dopo le banche chi verrà travolto dalla crisi che ha sconvolto gli equilibri finanziari americani? Nel momento in cui la fiducia dei consumatori è ai minimi termini e vengono rinviati gli acquisti dei beni «semidurevoli», tutti gli indizi portano al comparto automobilistico. A rischiare il tracollo, senza una repentina inversione di tendenza, sono quelle che una volta erano le «Big Three»: General Motors, Ford e Chrysler, indebolite peraltro dal periodo nero che da tempo stanno attraversando e da una concorrenza spietata sul mercato che una volta dominavano. «Qui negli States - commenta da New York, Stefano Aversa, numero uno di AlixPartners - si è ormai raggiunto l'apice della mancanza di fiducia da parte dei consumatori. Ed è forse la prima volta che il settore industriale vada in crisi per colpa del settore finanziario. Di solito accade il contrario. È vero, comunque, che i timori e l'incertezza spingono la popolazione a rinviare a chissà quando gli acquisti di beni come l'auto o il televisore». E se nemmeno il prestito di 25 miliardi di dollari concesso dal governo Usa ai tre gruppi di Detroit è riuscito a risollevare il morale del mercato (ieri a Wall Street i titoli Gm e Ford hanno sofferto parecchio), significa che per le tre case automobilistiche americane è sempre più allarme rosso. A tutto questo bisogna aggiungere i dati negativi riguardanti le immatricolazioni di veicoli del mese scorso negli Stati Uniti: il 20% in meno con un picco del -34% per Ford e un crollo anche per la lanciata Toyota (-32%). Per nulla confortanti sono anche le previsioni che riguardano la chiusura dell'anno: le vendite scenderanno sotto i 14,5 milioni di unità, ovvero circa il 10% in meno del 2007. La crisi dei subprime, inoltre, ha allontanato le famiglie da banche e finanziarie. Proprio un report di Lehman Brothers, pubblicato (ironia della sorte) poche settimane prima del collasso della banca d'affari, aveva stimato che le difficoltà di accesso al credito avrebbero potuto determinare un ulteriore calo del 10% delle immatricolazioni nel secondo semestre. Da qui i pressanti inviti rivolti alla Fed da Rick Wagoner, presidente della General Motors, di adottare una politica dei tassi a sostegno dei consumi. «In effetti - ha ribadito il top manager della Chrysler, Jim Press - il nostro problema è il credito». E così a togliere altro ossigeno a Gm, Ford e Chrysler, già pesantemente penalizzate dal caro petrolio, tanto da essere state costrette a cambiare a tempo di record le strategie produttive (spazio ai veicoli più efficienti e di dimensioni compatte al posto dei dispendiosi fuoristrada e pick-up) è arrivata la bufera finanziaria. Con i bilanci in rosso (S&P ha collocato i tre gruppi sei gradini sotto il grado di investimento), i pesanti tagli varati e un orizzonte pieno di incognite, le ex «Big Three» si presentano al Salone Mondial di Parigi, al via dopodomani, con l'auspicio che le vendite dei rispettivi marchi sul mercato europeo continuino a "tenere". Ma anche il Vecchio continente ha rallentato la sua corsa, a causa del crollo delle vendite in mercati come il Regno Unito e soprattutto la Spagna (meno 41,3% ad agosto e meno 21,1% nei primi otto mesi). E i dati resi noti ieri sull’Italia (meno 5,5% a settembre e meno 11,3% da gennaio) confermano che il mercato è in caduta libera.