«Credito al consumo, un accesso troppo facile»

Stagnazione dell’economia reale, stretta del sistema creditizio bancario, crisi della filiera commerciale, problema della «quarta settimana»: e le famiglie romane ricorrono sempre più spesso all’indebitamento verso il sistema delle società finanziarie, universo variamente rappresentato da intermediari più o meno credibili. Un sistema «eccessivo e praticato in maniera assai pericolosa - dice allarmato il senatore Cesare Cursi, presidente della Commissione Industria, Commercio e Turismo di Palazzo Madama -. Le famiglie iniziano a contrarre successivi prestiti per poter pagare le rate di quelli contratti prima. Si entra così in una spirale dalla quale risulta difficile venir fuori».
Non è troppo facile l’accesso al credito?
«Il primo problema è proprio questo. Insieme al Codici abbiamo predisposto un disegno legge, che presenterò nei prossimi giorni, che va a regolare proprio l’aspetto della trasparenza della pubblicità con cui si propone l’affidamento e la natura dei contratti. Le pubblicità sono spesso fuorvianti ed eccessive in quanto non sempre si tratta di società finanziarie, ma di mediatori che si attiveranno dietro compenso a ricercare il prestito per conto del richiedente».
Anche i tassi praticati sono spesso al limite dell’usura.
«Le pubblicità non sempre rispettano la legge, perché oltre il tasso effettivo (Tan) e quello globale (Taeg) dovrebbero essere pubblicati altri dati, quali la scadenza dell’offerta, i soggetti destinatari e le spese correlate quali quelle di istruzione della pratica, di assicurazione, ecc. Insomma il costo finale del prestito è ben più elevato di quanto prospettato».
Altro problema è legato alla serietà del soggetto che eroga il prestito.
«Aspetto ancora più delicato. Proprio per questo il nostro testo di riforma del sistema del piccolo credito prevede che gli intermediari esercenti l’attività di finanziamento sotto qualsiasi forma, abbiano l’obbligo di richiedere l’iscrizione presso un apposito Albo presso la Banca d’Italia, indipendentemente dal volume di attività finanziaria esercitata.
Acquistare a rate non aggrava alla lunga il potere di acquisto delle famiglie?
«Sia chiaro, il ricorsdo al credito se fatto in maniera corretta è sacrosanto. L’esperienza degli Stati Uniti, dove tutto si compra a credito, ci insegna molto. Per questo ci vogliono regole rigide che purtroppo mancano. Innanzitutto sarà necessario prevedere un “tetto al credito” per ogni persona o nucleo familiare. Un sistema interbancario centralizzato, che in parte esiste ma è inutilizzato, dovrà rendere nota la percentuale di affidamento massima cui il soggetto può far fronte».
Che legame c’è tra credito al consumo e usura?
«Spesso è lo stessa sistema ufficiale del credito al consumo che crea meccanismi a forte rischio di usura. In caso di incaglio del rimborso, la società fiduciaria cede il proprio credito a società di recupero che operano spesso border line con il limite della legalità. Il nostro progetto di legge interverrà anche per meglio regolamentare la disciplina del factoring».
Insomma, la buona fede dei consumatori è tratta in inganno...
«Sì, e per questo dobbiamo intervenire con urgenza sulla materia. I prestiti concessi dalle società finanziarie sono di entità relativamente modesta e, per diventare profittevoli prevedono un piano di ammortamento mediamente lungo. Le statistiche ci dicono con chiarezza che chi accende un piccolo prestito, a breve, ne accende uno nuovo. E così nel medio periodo l’indebitamento può diventare insostenibile, per se e per le proprie famiglie».