IL CREDITO PERDUTO

La figura del governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, è messa maluccio. E forse è arrivato il momento di fare una scelta radicale. Ma questa la può fare, come ha giustamente sottolineato Berlusconi, lui e la sua coscienza.
Lo abbiamo detto varie volte e lo ripetiamo: ad oggi non c’è nulla di provato (da un punto di vista penale), di imputabile al governatore. Ci sono voci, intercettazioni, chiacchiere e chiacchiericci. Discutibili quanto si vuole ma nulla di più. Questo per noi conta moltissimo, così come per molti altri non conta nulla perché i processi, loro, li fanno attraverso i giornali. Le sentenze per loro potrebbero anche non venire. Bastano le convinzioni di colpevolezza.
Noi abbiamo discusso, spesso, sul Giornale, quanto le strategie per difendere la cosiddetta italianità delle banche fossero giuste e adeguate. E ne abbiamo dubitato molto, soprattutto, considerando il quadro della concorrenza globale e anche le strategie dei grandi istituti di credito, non solo italiani. Aggiungiamo che non abbiamo mai considerato la Banca d’Italia una sorta di cattedrale inviolabile ma un attore importante della scena economico-finanziaria, abituato a giocare un ruolo da protagonista nelle vicende italiane. Anche politiche. Con pregi e difetti. Non è Antonio Fazio il primo. Difficilmente sarà l’ultimo. E non vogliamo neppure dimenticare le negligenze e gli errori che sono stati compiuti sulle vicende Cirio, Parmalat e tangobond. E il cui prezzo, non dimentichiamolo, è stato pagato in larghissima parte dagli investitori e dalle famiglie. Per questo occorreva intervenire quanto prima con una legge di riforma della Banca d’Italia e del risparmio. La riforma è arrivata, finalmente, ma ha fatto sentire gli effetti del suo ritardo.
Ciò detto, non ci sfugge che contro l’istituto centrale sia stata orchestrata in questi mesi un’offensiva mediatico-politica che poco aveva a che fare con la tutela degli interessi dei correntisti e dei risparmiatori e molto invece con quelli di poteri forti o aspiranti tali. Ma a questo punto occorre anche fare i conti con la realtà. E se è vero che nulla, almeno finora, di penalmente rilevante si può imputare al governatore è sotto gli occhi di tutti quanto il clima politico e il clima europeo intorno ad Antonio Fazio e alla stessa Banca d’Italia si sia deteriorato. Questo è un fatto oggettivo. E quando l’onda d’urto si fa così forte non c’è molto da fare. A dei garantisti come noi dire questo un po’ ripugna. Ma dobbiamo essere anche realisti: cioè capire se ci sono o no margini di manovra per un recupero di immagine per Antonio Fazio. Lo diciamo a malincuore, ma ci pare proprio che a questo punto non ce ne siano. Abbiamo aspettato prima di scrivere queste cose perché crediamo che, fino all’ultimo momento, quando non ci sono prove oggettive, occorre resistere. Poi occorre considerare il male minore, e in questo caso ci pare che esso coincida con un atto di responsabilità di Antonio Fazio.
La legge di riforma della Banca d’Italia è stata varata dal governo e questo è un ulteriore fatto che può riaccreditarci anche sui mercati internazionali. Il loro giudizio dipende da ciò che ritengono vero. E sul caso di Fazio si sono già pronunciati. Noi non siamo qui a discutere sulla persona di Fazio, ma sul ruolo che egli ricopre. Ed è questo che è diventato difficilmente sostenibile.