«Creiamo un altro tribunale in centro»

«Un assurdo, quell’idea di Marta Vincenzi di realizzare una sorta di cittadella giudiziaria a Forte Ratti»: l’avvocato Emanuele Basso, trent’anni di professione forense, oggi candidato indipendente nelle liste di Forza Italia al consiglio comunale di Genova, non usa mezze misure nel bocciare una delle proposte più eclatanti dell’aspirante «sindaca» dell’Ulivo in materia di giustizia. E avanza un’idea alternativa: «Sarebbe molto più utile e opportuno pensare di aggiungere all’attuale Palazzo di Piccapietra un’altra struttura in centro. Cito, ad esempio, un sito in una zona dismessa, l’area tra via Assarotti e via Santi Giacomo e Filippo che è in degrado e inutilizzata».
Il centrosinistra, dunque, non ha le idee molto chiare in materia di giustizia?
«Non mi sembra proprio. La stessa idea dello spostamento del carcere di Marassi in altro sito è condivisibile, purché non si decida di metterlo a Forte Ratti!».
Nel frattempo, però, Palazzo di giustizia scoppia.
«È vero, qualcosa - di logico, però - bisogna fare. Il problema della capienza di Palazzo di giustizia è all’ordine del giorno. In questi anni sono stati decentrati determinati servizi, a costi enormi per la collettività, e sarebbe opportuno procedere a una razionalizzazione».
Ci sono casi clamorosi.
«Quello dei giudici di pace, ad esempio, che hanno trovato ospitalità nei locali abbandonati a suo tempo da un quotidiano cittadino. È più che mai indispensabile ridisegnare la mappa degli uffici giudiziari. Oggi il Comune, che per legge deve mettere a disposizione i locali, non sa più dove girarsi».
Anche gli avvocati non stanno proprio benissimo.
«Di questa situazione logistica precaria soffre anche la professione forense. Ma la nostra categoria, grazie al centrosinistra e ai provvedimenti assunti da questo governo, ha ricevuto ben altre penalizzazioni».
Non siete stati liberalizzati anche voi?
«Eccome. Ma in senso nettamente fasullo. Il decreto Bersani non ha fatto altro che privilegiare gli studi di maggiore dimensione a scapito dei piccoli e, più in generale, della libera professione».
Bersani sostiene che adesso potete farvi pubblicità...
«A proposito: proprio da Genova era partita la proposta di riforma accolta dall’Ordine a livello nazionale. Poi il governo ha proceduto senza consultare la categoria. Anche in questo caso, saranno solo gli studi più grossi, due o tre a Genova, una ventina a Milano, a investire in pubblicità. In altre città, la situazione sarà inevitabilmente diversa».
Avete protestato anche per il provvedimento che introduce la società di capitali.
«Altro vantaggio per i grandi studi professionali. Con rischi enormi di natura deontologica: se un socio investe nel mio studio, inevitabilmente penserà di trarne un vantaggio anche patrimoniale, riducendo in misura drastica la mia libertà di azione».