«Il Cremlino alla ricerca del prestigio perduto»

Per il tedesco Alexander Rahr, esperto di questioni russe, Mosca sta cercando di ridare al Paese il ruolo che ebbe l’Unione Sovietica

«Sì la Russia di Putin fa di tutto per rivalutare l’Urss, ma certo non ha nostalgia del comunismo...» Alexander Rahr è uno dei più grandi esperti europei del mondo russo e in qualità di direttore del Dipartimento Eurasia del “German Council on Foreign relations” segue con molta attenzione gli sviluppi a Mosca. Siamo entrati in una fase cruciale: a dicembre si rinnova la Duma e a marzo verrà eletto il successore di Putin.
Perché i russi sembrano aver nostalgia dell’Unione Sovietica?
«Perché è fallito il tentativo di iniziare una nuova era tagliando completamente i ponti con il passato. Eltsin ci ha provato senza riuscirci; Putin dal 2000 a oggi ha trasformato il Paese, che è molto più ricco, ha più fiducia in se stesso, ed è persuaso che debba rivalutare la storia nazionale».
Non c’è il rischio che la Russia si trasformi in una nuova Urss?
«Io credo di no, ma altri esperti pensano di sì. Di certo siamo in una fase di transizione cruciale. La Russia cerca modelli di riferimento, vuole sentirsi grande e rispettata nel mondo. Ma dove può trovarli? In Occidente non più. L’attrazione provata negli anni Novanta è svanita e allora non restava che riscoprire le radici del Paese. Non certo quelle dell’impero zarista; operazione questa semplicemente inimmaginabile. Dunque il Cremlino ha rivalutato la «grandeur» sovietica».
Con quali conseguenze?
«Per ora soprattutto simboliche o culturali. I libri di testo vengono riscritti con toni molto patriottici, mentre si riscoprono le associazioni giovanili, che organizzano campi estivi e marce in difesa dei valori nazionali. È un progetto che riguarda la rivalutazione dell’identità, ma senza attrazione nei confronti del marxismo o dei gulag».
Il Cremlino sembra limitare sempre più la democrazia con modi apparentemente assai sovietici, non crede?
«Noi occidentali tendiamo a trarre conclusioni in fretta e siamo condizionati dal ricordo della guerra fredda; dunque la stampa tende ad essere negativa sul Cremlino, ma se ci mettiamo in un’ottica russa questo pericolo sembra meno grave. La gente chiede soprattutto stabilità e di essere parte del mondo. È immaginabile che nell’era della globalizzazione un governo pensi a richiudere la Russia come un immenso gulag?».
Ma Putin schiaccia l’opposizione...
«Sì, ma non del tutto. Alle elezioni legislative si presenterà il nuovo partito “Russia giusta” oltre a quello comunista e ai liberali di Yavlinski. È però innegabile che il presidente russo abbia usato la mano pesante con gruppi come quello dell’ex campione del mondo Kasparov, che però segue più le logiche del dissidente che quelle del vero partito. Inoltre bisogna considerare che Putin deve guardarsi anche dal pericolo, molto concreto, di un’estrema destra fascista, che ha cercato in ogni modo di tenere sotto controllo».
E allora a che cosa mira?
«Ad ancorare il sistema politico attorno a un forte partito di centro, quale pretende di essere il suo “Russia Unita”, e a gestire la democrazia, impedendo la competizione alle forze più marcatamente liberali o xenofobe».
I russi approvano o subiscono questo processo?
«La maggior parte approva. C’è voglia di riscoprire l’orgoglio nazionale e, purtroppo, una grande sfiducia nei confronti del liberalismo, che viene associato all’anarchia di inizio anni Novanta. Ma resto persuaso che nessuno voglia davvero tornare indietro».
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