Cremona non crede alle ronde islamiche: il sindaco dice no

Andrea Acquarone

nostro inviato a Cremona

Un cuoco direbbe che olio e burro non si possono miscelare. O uno o l’altro. Un po’ come prendere un leghista e un arabo. Inconciliabili. Eppure all’ombra del Torrazzo ci hanno provato. Pronto servito l’Islam padano: le «ronde» islamiche per individuare «facce sospette». Insomma Mohammed con la camicia verde.
Pesano i morti di Londra, aleggiano come spettri sulle agognate ferie degli italiani i cadaveri di Sharm ma ecco una colomba stagliarsi da questa fetta di provincia conosciuta finora per il torrone, ma da quattro anni tristemente famosa per le manette che hanno stretto i polsi ai vari imam. Qualcuno è finito in galera, qualcun altro è morto in Afghanistan sui campi di Al Qaida. Cremona, base provinciale del terrore, l’avevano definita investigatori e magistrati. La moschea - centrale militare dalla quale sarebbe addirittura partito uno dei kamikaze dell’11 settembre - è stata chiusa dalla polizia nel febbraio dello scorso anno, duemila musulmani di città e provincia oggi pregano verso la Mecca da casa o dal posto di lavoro. Pochi frequentano il nuovo centro culturale islamico nato in via Bibaculo sui resti di un Bingo fallito. Zona periferica, di quelle dove si passa inosservati e non si dà troppo fastidio. Apre il venerdì, all’ora di pranzo; non sono più di duecento quelli che si inginocchiano invocando Allah. Il segretario adesso è in vacanza, il suo vice forse ne sta approfittando per cercar gloria. Si chiama Hassan Sadiq, quarant’anni, operaio in un’acciaieria, sposato e con prole: è stata sua l’idea di creare un corpo di «sorveglianza» antiterrorismo. Salvo poi fare un po' di marcia indietro di fronte al «no» del sindaco. Si sono incontrati ieri mattina in municipio il primo cittadino e il pacifista islamico. Un faccia a faccia durato qualche decina di minuti. «La nostra voleva essere una dimostrazione di solidarietà verso la popolazione. Siamo comunque disposti al dare il nostro contributo», ha detto il vicesegretario del centro. Hassan ieri notte è tornato al suo turno in fabbrica, forse ignaro di aver, almeno per un giorno, da proletario immigrato, destabilizzato l'Italia.
Nella città del torrone la gente finge, o magari sarà vero, di non aver nemmeno sentito. I pensionati del bar accanto al centro islamico giocano a scopone tra una birra alla spina e un lambrusco, indifferenti. «Parole a vanvera», commenta qualcuno. «Hanno capito che siamo stufi e cercano ancora una volta di ingannarci». Esattamente ciò che sostiene l’assessore regionale all’urbanistica Davide Boni. «In Belgio, dove queste iniziative ci ripetono da anni, le ronde hanno creato solo problemi di ordine pubblico, tensioni e scontri con la polizia. Ora gli islamici cremonesi propongono di girare per la città a caccia di “facce sospette” dopo aver pregato per anni, fianco a fianco nella stessa moschea, con i terroristi affiliati ad Al Qaida. Ma chi vogliono prendere in giro?». Chissa se l’assessore leghista sapeva appena qualche ora prima il parroco della cattedrale, Giuseppe Perotti, aveva concluso la sua omelia riportando eucumenicamente i brani della preghiera di un musulmano.
Giancarlo Corada, borgomastro di Cremona, preferisce con delicatezza mantenere il dialogo aperto. «L’azione di sicurezza - puntualizza - è affidata esclusivamente alle forze dell’ordine e non ai privati cittadini». Sì, però a una manifestazione comune: musulmani e italiani insieme in piazza contro il terrorismo. In mezzo ci sono le vacanze. Appuntamento posticipato a settembre. Nella speranza di capire, nel frattempo, dove volano i falchi.