«Creo monili onirici per la mia generazione»

Cesare Cunaccia

Ha iniziato il suo percorso quasi un decennio fa un po' per caso e oggi rappresenta una nicchia di gioielleria artistica tra le più singolari e apprezzate nel mondo, con due flagshipstore a Roma e a Londra. Affascinante, medianica, molto chiara e segreta insieme, incredibilmente somigliante alla couturière surrealista Elsa Schiaparelli, Delfina Delettrez è figlia di Silvia Venturini Fendi, ha una bimba di nove anni e dentro di sé un mondo di segni onirici e allegorici in perenne metamorfosi. Confessa di aver sempre amato i gioielli proprio per i loro mille significati allegorici e apotropaici, per quella caratura magica e fatata che portano con sé. La sua prima creazione è un anello propiziatorio con due mani scheletriche che incastonano un grande rubino, bizzarramente pensata quale dono benaugurante in occasione della nascita di sua figlia. «Sono libera nel mio percorso- racconta Delfina, appena rientrata da Toronto e dall'Estremo Oriente - non ho CEO che mi impongono quello che devo fare. Ho via via imparato quest'arte antica, di cui ero digiuna, nel rapporto con i laboratori artigiani, ma ne volevo sovvertire le regole, quelle paratie che ne imprigionavano il flusso liberatorio e quella valenza ironica. Ho cominciato a produrre dei gioielli che rispondessero alle esigenze estetiche della mia generazione, per la quale il mercato non offriva granché. Da principio c'erano molte suggestioni tratte dall'età vittoriana, non solo in ambito di gioielleria, come quel Lovers Eye che le donne inglesi ottocentesche ricamavano in segreto nei propri indumenti, o certe ispirazioni dark ancora tratte dall'epoca prodiga di allegorie, che rivisito come divertissement surreale. Nella mia idea di gioiello vi è una chiara matrice punk, la morfologia ad arco di molti miei manufatti viene dal piercing. Mi piace confondere e ridisegnare l'anatomia umana, giocare con bocche scarlatte che fioriscono tra le dita di una mano sotto forma di anelli. Oggi- conclude Delfina Delettrez- il gioiello è divenuto un accessorio, alla stregua di altri, ma ciò non ne diminuisce la portata simbolica, l'appartenenza alla specie del sogno».