«È Creonte l’eroe tragico, non Antigone»

Al Teatro Litta l'Antigone del regista e drammaturgo francese Jean Anouilh (1910-1987), per la regia di Claudio Autelli, 30 anni. Lo spettacolo fa parte della terza edizione del Progetto Work in progress, il master biennale per registi che il Teatro Litta organizza da sei anni e che quest’anno si è aggiudicato Autelli, diplomato alla Paolo Grassi e laureato in economia alla Bocconi. Protagonista è Antigone, e la storia si svolge più o meno come nella tragedia di Sofocle. «Sarà un'Antigone grottesca, un po' inconsapevole - dichiara Autelli -. Lei, com'è già noto, sceglie l'ideale, la difesa incondizionata del fratello insepolto. A me però interessa di più Creonte. Lui deve stare in un ruolo che non ha del tutto scelto, quello del capo (lo è divenuto a causa della fuga di Edipo e la morte dei due suoi figli, che si sono uccisi contendendosi il regno) e soltanto in nome della sua posizione è costretto a dare determinati ordini». Non esiste il dissidio di Sofocle fra leggi, stato e sentimenti umani: esiste il dramma di chi non ha scelta. Quindi la tragedia è di Creonte: laddove Antigone segue solo il proprio istinto, l'amore per il fratello, Creonte deve agire per il bene dello Stato. Anouilh non premia il coraggio di Antigone. Anzi, è proprio a causa della sua caparbietà che moriranno Eteocle, figlio di Creonte e futuro sposo di Antigone e la sorella Ismene. «Quest’Antigone si comporta come un kamikaze, dona la vita per un ideale che le sembra totalitario, senza considerare gli altri - continua il regista -, è Creonte che vive un vero dramma, oggi è più difficile fare una scelta di compromesso rispetto a una assoluta».
Antigone
fino al 1° aprile
al Litta