Il crepuscolo dell’ispirazione nella vita di Giacomo Puccini

Come in una discussa miniserie televisiva andata in onda di recente, è la crisi creativa che coglie Giacomo Puccini nella composizione del finale della Turandot a essere al centro dello spettacolo di prosa e musica di Carlo Alighiero e Giovanni de Feudis Puccini e la luna, in scena fino a domenica al teatro Manzoni. Il satellite del nostro pianeta è appunto simbolo dell’ispirazione, la musa che tradisce il grande compositore nel 1924, quando egli già accusa i disturbi dovuti al tumore alla gola che, di lì a due anni, ne provocherà la morte in una clinica di Bruxelles. I personaggi principali sono il maestro (Alighiero, che firma anche la regia) e Rose Adler (Laura Lattuada), una delle sue numerose amanti. Sul palco anche un tenore, due soprani, un pianista e due attrici, che suonano e cantano alcune delle più belle e famose arie pucciniane. Nel 150 esimo anniversario della nascita, lo spettacolo vuole tratteggiare un ritratto capace di non tradire il carattere, il pensiero, l’umanità e il genio del «gran lucchese». C’è la critica alla musica di Arnold Schönberg, accusata di essere quasi extraterrestre ma anche apprezzata, c’è al tempo stesso l’attenzione a ogni novità musicale e in particolare alla musica strumentale, ci sono le difficoltà e l’impasse al momento di fare evolvere la cinica principessa di ghiaccio Turandot in donna innamorata. La trama procede immaginando poi la gelosia di Rose per la soprano che dovrebbe interpretare il personaggio della schiava Liù, tra scenate e situazioni che non fanno che aggravare il malessere e il blocco creativo del musicista.
Le parti liriche si amalgamano armoniosamente con le parti recitate, verso il finale, che si fa coincidere con la celebre romanza per tenore Nessun dorma. Altri interpreti sono Rosita Tassi, Margherita Pace, Ugo Tarquini, Caterina Genta, Rossella Vicino, Enzo de Rosa (pianoforte). L’impianto scenico è di Giuseppe Grasso e Giovanni Di Mascolo, i costumi di Silvia Morucci.
Info: 06.3223634.