Cresce l’allarme per il Papa «Ma in Turchia ci andrà»

Padre Lombardi: «I preparativi per il viaggio non si fermano». Padre Cervellera: «Vogliono intimidirlo». La vera paura? Il pazzo isolato

Andrea Tornielli

da Roma

I preparativi per il viaggio del Papa in Turchia, che sarà annunciato ufficialmente nei prossimi giorni con la pubblicazione del programma dettagliato, continuano senza interruzioni, anche se è palpabile nei sacri palazzi la preoccupazione per una visita cruciale dopo le polemiche con il mondo islamico seguite all’intervento di Benedetto XVI a Ratisbona. Dubbi e domande ha suscitato anche lo strano dirottamento di martedì pomeriggio, che è stato seguito con attenzione e apprensione in Vaticano.
«È prematuro dare un’interpretazione all’episodio – dichiara al Giornale padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede – soprattutto se si pensa a come si è sviluppato. Un dirottamento è sempre un evento grave, che comporta dei rischi e dunque non si può rimanere indifferenti di fronte a notizie del genere, tanto più che fin dalle prime informazioni frammentarie risultava l’ipotesi di un collegamento con il Vaticano e con il Papa».
Padre Lombardi, come ha già ripetuto nelle ultime ore, assicura che i preparativi per il viaggio in Turchia continuano come da programma: «Quanto è accaduto conferma che bisogna essere sempre molto prudenti e attendere informazioni certe prima di pronunciarsi: quella che inizialmente è stata presentata come un’azione contro il viaggio di Benedetto XVI si è poi rivelata essere tutt’altra cosa. La preparazione del pellegrinaggio del Pontefice continua, tanto più che il dirottamento non è risultato essere connesso con la visita e dunque si può andare avanti con serenità».
Un dubbio su quanto è accaduto martedì scorso lo solleva invece padre Bernardo Cervellera, direttore di Asianews. «Il dirottamento dell’aereo della Turkish Airline e certi proclami di Al Qaida pubblicati sulle prime pagine dei principali giornali turchi – spiega il religioso – mi sembrano dei tentativi di scoraggiare il Papa da parte dei nazionalisti turchi, cioè di quelli che non vogliono l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea». «Dopo aver analizzato a mente fredda il contenuto della lettera del dirottatore – continua il direttore di Asianews – mi sono venute in mente le continue capriole di Ali Agca che un giorno si diceva convertito, un altro si proclamava Gesù Cristo, un altro ancora minacciava. Il nazionalismo turco, diventato fondamentalista e saldatosi con le istanze di chi vuole strumentalizzare la religione islamica, non vuole che Benedetto XVI vada ad Ankara, Efeso e Istanbul».
Quanto ai rischi, padre Cervellera dice: «Non temo tanto possibili complotti organizzati, quanto piuttosto il gesto isolato di qualcuno: c’è sempre l’anello debole che prende sul serio certe dichiarazioni fanatiche e compie gesti inconsulti. Basta pensare a ciò che è accaduto al povero don Andrea Santoro. Questa situazione di tensione dovrebbe impegnare maggiormente la Turchia nel garantire che la visita di Benedetto XVI, una visita di pace, si svolga nella maniera più sicura».
Intanto ieri è stato reso noto l’editoriale del prossimo numero di Civiltà Cattolica, l’autorevole rivista dei gesuiti le cui bozze vengono riviste dalla Segreteria di Stato vaticana, dedicato al caso Ratisbona. Il «senso» della conferenza del Papa, scrive la rivista «è stato perso di vista e frainteso, è servito ai gruppi fondamentalisti per aizzare le popolazioni islamiche contro il Papa e contro i cristiani, associandoli alla pretesa guerra dell’Occidente contro l’islam e nuocendo gravemente alla serenità amichevole e comprensiva, dei rapporti tra cristiani e musulmani». Per Civiltà Cattolica «non c'è dubbio» che del fraintendimento e della strumentalizzazione fatte delle parole del Papa «potranno soffrire sia i musulmani sia i cristiani, specialmente là dove sono minoranza: entrambi potrebbero sperimentare l’avversione di quanti vi avranno visti confermati i pregiudizi che già avevano, interpretandolo come un episodio di quello “scontro di civiltà” che è lo scopo ultimo dei diversi gruppi fondamentalisti, radicali e terroristi, presenti oggi nel mondo». Ma la rivista dà anche atto al mondo musulmano, «dopo le iniziali proteste, purtroppo spesso anche violente» di avere «in genere accolto le chiarificazioni fornite dalla Santa Sede».