Cresce l’onda islamica: la «versione soft» vince anche in Marocco

RabatNel quartier generale del partito Giustizia e sviluppo (Pjd) si mischiano amarezza e soddisfazione: perché sì, il cartello islamico ha avuto più voti degli altri, ma non potrà governare da solo. Almeno 80 seggi su 395 non bastano al Re, Mohamed VI, per dar loro il placet di guida del Paese. Come spiega il segretario del Pjd, Abdelillah Benkirane, «una coalizione sarà inevitabile». Addio dunque alla possibilità di governi in solitaria, assecondando soltanto i precetti del Corano. Via libera alle coalizioni di convenienza che rischiano però di bloccare il Marocco sullo status quo, anziché rilanciare quel processo riformatore chiesto dalla piazza: dal sistema d'ingresso nel mondo del lavoro alla lotta all'evasione, che erode il debole Pil del Paese.
Già oggi, i cosiddetti "religiosi" del Pjd si confronteranno con i secondi per scrivere un programma di governo condiviso; con altri partitini di sinistra e con i socialisti. Ma non con la coalizione «che ha tracciato una linea rossa su di noi», dice il leader del Pjd. Quell'alleanza per la democrazia guidata dal partito Pam, terza classificata, che aveva più marcatamente paventato il pericolo islamico in campagna elettorale.
A fronte di un'affluenza non altissima, circa il 45 per cento (nel luglio scorso quasi il 74 cento si era espresso sulle modifiche costituzionali) il risultato mette più o meno tutti d'accordo. Come spiega al Giornale il direttore della campagna del Pjd, «il partito dovrà necessariamente abbandonare alcuni propositi iniziali, più marcatamente islamici, vedremo cosa verrà fuori. Posso anticiparvi che proporremo almeno un ministro donna, vedremo cosa ne pensano gli altri». Come dire: non siamo noi che abbiamo bisogno di quote rosa. Come altri partiti di ispirazione coranica, nel Pjd le donne non mancano. Anche se al quartier generale gli uomini festeggiano e le donne servono da bere.
Dalle file del secondo cartello del Marocco, Istiqlal, il premier uscente dice di essere pronto ad entrare in una coalizione col Pdj, definendo l'affermazione del concorrente «una vittoria per la democrazia». Il Pjd ha infatti quasi raddoppiato i suoi consensi dalla precedente tornata. Ecco perché, anche se non ha ottenuto la maggioranza assoluta, nel quartier generale della "lanterna", simbolo scelto dagli islamici per far uscire il Paese dal buio che loro chiamano "corruzione", si giustificano i plausi per la vittoria. Non smagliante, ma che conferma il trend della recente tornata elettorale tunisina. Il 30 per cento del Marocco ha scelto il partito islamico moderato. Meno del plebiscito ha visto trionfare Ennahda in Tunisia con percentuali più alte, è comunque un dato che conferma l'ascesa dei Fratelli musulmani nel Maghreb, in Libia e, si presume in Egitto, dove si vota martedì.
Il messaggio islamico postrivoluzionario ha fatto da traino anche in Marocco. Lo ammette lo stesso segretario del Pjd quando dà importanza al ruolo di opposizione islamica al governo: «In Europa nessuno si chiede perché in Spagna abbiano vinto i popolari: hanno vinto perché erano all'opposizione». Così dicono nel Pjd è stato anche per il Marocco. A Rabat i quadri del Pjd marcano una distinzione con la Tunisia: «Il Pjd non è un partito islamico - spiega al Giornale il direttore della campagna -. Semplicemente abbiamo un programma che non contrasta la Sharia».
In caso di vittoria effettiva, il Pjd avrebbe potuto "interpretare" le linee guida della Carta, votate a luglio in massa dal popolo. Sarà invece la politica a decidere di cosa ha bisogno il Marocco nei prossimi cinque anni.