Cresce la pressione del fisco Da gennaio 7 miliardi in più

Prodi gongola per le entrate in più ma dimentica che sono l'effetto dei ritocchi all’Irpef e alle detrazioni: il gettito rispetto all’anno scorso è cresciuto del 21%. Si parla subito di "redistribuzione", dimenticando che nel Dpef si diceva che l'obiettivo era ridurre la pressione fiscale

Roma - Prosegue senza sosta l’aumento delle entrate fiscali. Nessuna tregua nei confronti dei contribuenti. Se il 2006 sembrava esser stato l’anno dei record, il 2007 si avvia a superarlo di gran carriera: da gennaio all’inizio di agosto il fisco ha infatti incassato 7 miliardi e 800 milioni di euro in più da Irpef, Ires e Irap rispetto allo stesso periodo del 2006, con un incremento del 21% che lo stesso ministero dell’Economia definisce «al di là delle previsioni».
Rispetto alle stime del Dpef approvato dal governo alla fine di giugno, si prevedono maggiori incassi per 4 miliardi di euro. Nei confronti della Relazione unificata sui conti pubblici, pubblicata lo scorso marzo, l’incremento è addirittura di sette miliardi di euro.
Secondo il Tesoro, a fine anno le entrate fiscali dovrebbero crescere del 6% rispetto al 2006, nonostante l’andamento non esaltante dell’economia italiana. Un aumento che, confermano al ministero dell’Economia, viaggia a un tasso annuo superiore all’incremento del Pil. Questo significa che la pressione fiscale 2007 crescerà oltre le aspettative del governo. Un «mix», quello fra maggiori entrate tributarie e minore crescita economica, molto rischioso per il Paese.
Nel pieno della polemica al calor bianco sul fisco - con tanto di minacce di sciopero dei contribuenti - i dati record dell’autoliquidazione fanno contenti Romano Prodi e i suoi ministri; e tuttavia confermano che gli italiani stanno pagando sempre più tasse.

Secondo il comunicato del Tesoro, «il gettito aggiuntivo è in gran parte ascrivibile a un ulteriore miglioramento nell’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti». Insomma, gli italiani si sarebbero fatti più ligi agli obblighi fiscali. Lo stesso Prodi parla di «un’azione di governo che incontra la fiducia e il senso di responsabilità dei cittadini». «Siccome non sono cambiate le aliquote - argomenta - c’è un po’ più di coscienza civica». Il premier evidentemente scorda che con l’ultima Finanziaria sono state aumentate le aliquote Irpef, e ridotte le detrazioni.

I quattro miliardi di maggiori incassi fiscali rispetto alle ultime stime del Dpef incominciano subito a far gola a un governo e una maggioranza in astinenza di spesa pubblica da almeno qualche settimana. Si parla subito di «redistribuzione», dimenticando che proprio nella risoluzione di maggioranza sul Dpef ci si impegnava a destinare eventuali ulteriori entrate tributarie alla diminuzione della pressione fiscale.

Già preoccupato dalle inevitabili richieste di maggiori spese che pioveranno sulla sua scrivania, Tommaso Padoa-Schioppa fa dire ai suoi collaboratori che non c’è ancora alcun orientamento sull’uso delle nuove entrate. Se ne comincerà a parlare mercoledì 29, nella prima riunione sulla legge finanziaria fra il ministro dell’Economia e i suoi viceministri e sottosegretari.

Prodi non vuole far piani per quello che ormai la vulgata politica ha soprannominato tesoretto-bis. «Ne discuteremo in Consiglio dei ministri», dice. La sinistra radicale ha già pronti i piani per spendere l’extra-gettito: riaprire i termini dell’accordo su pensioni e welfare, modificando in termini ancora più generosi il faticosissimo accordo raggiunto in luglio sullo «scalone».

Ma non basta. In preda a quello che sembrerebbe un vero e proprio delirio tributario, e nonostante il boom di gettito aggiuntivo, comunisti rifondatori e verdi non rinunciano a sollecitare ancora l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, che Prodi ha cercato di stoppare nelle scorse ore. «Non si può inventare una linea di politica economica tutti i giorni, la nostra linea è quella del Dpef», replica Prodi che conferma: le tasse potranno calare, «ma dopo che avremo battuto l’evasione fiscale».