Cresce la tensione nel Golfo Persico L'Iran arresta 15 soldati inglesi

I militari, impegnati in azioni anti contrabbando in acque territoriali irachene, sono stati fermati e catturati dalla marina iraniana. La conferma arriva dal Pentagono. <strong><a href="/a.pic1?ID=166049">Intanto in Iraq c'è stato un attentato al vicepremier: è grave</a></strong>

Londra - L'Iran si è messo ancor più in rotta di collisione con l'Occidente: come se non bastasse l'esplosiva questione delle sue ambizioni nucleari, ha sequestrato oggi quindici uomini della Royal Navy britannica che, su mandato dell'Onu, ispezionavano nel nord del Golfo Persico le navi mercantili in transito.

L'incidente - che ha immediatamente spinto di un punto percentuale verso l'alto il prezzo del greggio - è avvenuto alle 10,30 ora di Baghdad nello stretto di Shatt Al Arab. «In acque territoriali irachene», sottolinea il governo Blair, anche se in effetti quella zona è contesa da Iran e Iraq a causa di un irrisolto contenzioso sulla linea di frontiera. I quindici marine e marinai di Sua Maestà - in servizio sulla fregata Cornwall - avevano appena terminato i controlli a bordo di una nave da carico, quando sono stati affiancati da almeno due motovedette iraniane e costretti, sotto la minaccia delle armi, a dirigere verso le acque territoriali iraniane le due piccole imbarcazioni su cui si trovavano. Parlando dalla fregata Cornwall, il commodoro Nick Lambert, comandante della flotta dispiegata dal Regno Unito nel Golfo Persico, ha cercato di sdrammatizzare: «non c'è stato combattimento, non sono state usate armi, tutto è successo in modo pacifico», ha assicurato. Nel primo pomeriggio il governo Blair ha prontamente convocato al Foreign Office l'ambasciatore di Teheran a Londra, Rasoul Movahedian, e per bocca del sottosegretario agli Esteri Peter Rickett gli ha ufficialmente chiesto, nel corso di un incontro «rapido ma cordiale», il rilascio dei militari britannici sani e salvi e la restituzione delle due imbarcazioni confiscate. Da parte sua Margaret Beckett, ministro degli Esteri, si è detta «estremamente turbata» dalla vicenda.

L'ipotesi di lavoro privilegiata a Londra è che si tratti di «un malinteso» connesso con le dispute di frontiera esistenti tra Iraq e Iran, ma va detto che non è il primo incidente di questo tipo: nel 2004 le Guardie della Rivoluzione - braccio armato degli ayatollah - bloccarono in quelle stesse acque otto militari della Royal Navy, messi sotto accusa per sconfinamento illegale e liberati dopo tre giorni di umiliazioni e maltrattamenti. Non potrebbe essere casuale che proprio domani il Consiglio di Sicurezza dell'Onu dovrebbe varare - con il pieno appoggio della Gran Bretagna - nuove sanzioni contro l'Iran in risposta ai progetti atomici che hanno messo in allarme Europa e Stati Uniti.

Poche ore prima del sequestro dei quindici marines e marinai, il colonnello Justin Maciejewski, comandante della base britannica di Bassora, aveva accusato apertamente l'Iran di armare e finanziare gli insorti che attaccano i soldati di Sua Maestà dispiegati nel sud dell'Iraq. «Non ho prove inconfutabili, ma - ha detto il colonnello ai microfoni della Bbc - contro di noi viene usato materiale moderno e piuttosto sofisticato che può essere fornito solo da uno stato. I sospetti si concentrano sull'Iran. Gli sceicchi locali e i capi tribali di Bassora, impegnati a scongiurare un'escalation della violenza, ci dicono che gli agenti iraniani pagano fino 500 dollari al mese ai giovani di Bassora disposti ad attaccarci».