Cresce la tensione alla Statale Minacce a chi è contro la protesta

In aiuto degli occupanti oggi arriveranno gli studenti delle superiori. I «collettivi» si sono dati appuntamento alla Statale, dove da venerdì sono occupate quattro aule al pian terreno per protestare contro la riforma Moratti. E sempre all’ateneo gli studenti organizzeranno in mattinata una «protesta fantasiosa e teatrale» in un clima che sta - si prevede - non sarà dei più tranquilli.
Se ne è avuto un assaggio ieri mattina, quando gli universitari della lista moderata Obiettivo studenti hanno distribuito un volantino contro l’occupazione, definita «fuori dal tempo e senza un obiettivo concreto». Gli occupanti hanno cercato di bloccarli, sono volati insulti e spintoni. «Ci hanno minacciato e solo quando abbiamo detto che eravamo pronti a chiamare la polizia si sono calmati», racconta Obiettivo Studenti. «Il clima sta diventando sempre più teso - aggiunge Federico Illuzzi, rappresentate della lista in senato accademico-. L’intenzione dell’ateneo è quella di aspettare, sperando che la protesta rientri. Non vogliamo lo sgombero: siamo contrari alla violenza e darebbe ulteriore risalto a un’azione illegale e inutile com’è questa occupazione. Ma non è giusto nemmeno accettare questa prepotenza».
In molti la pensano così. Contro la protesta si sono espressi, oltre al rettore, i rappresentanti di docenti, ricercatori e studenti (ad eccezione della lista di sinistra, nonostante in un primo tempo la Sinistra giovanile diessina l’avesse condannata). Alla Statale sono convinti che si stia giocando una partita tutta politica tra la sinistra estrema e quella moderata, dalla quale non è arrivata una chiara condanna dell’occupazione.
Le conseguenze più concrete riguardano invece gli studenti costretti a perdere lezione perché le aule sono occupate. «I corsi bloccati sono venti, 600 ragazzi al giorno non possono seguirli», ricorda Elio Franzini, preside di Lettere, la facoltà più penalizzata. I docenti sperano che la protesta perda forza col passare dei giorni. Nell’assemblea delle 15 si è iniziato a parlare del dopo occupazione. Carlo Sini, docente di Filosofia invitato dai ragazzi, li ha ringraziati per la protesta, invitandoli però a porre fine un’azione «non politica». «Con le assemblee di 300 persone non si decide niente», ha detto. La platea non ha gradito, ma qualcosa, in questo senso, si muove.
Gli occupanti hanno risposto al senato accademico (che in una mozione li ha criticati pesantemente) con toni concilianti, contestando però alcune accuse. Come quelle di essere guidati da una minoranza «esterna» e di avere fini elettorali. «Sono state criticate anche le riforme della sinistra - ribattono-. Gli esterni sono un’esigua minoranza che porta cultura e informazione». E volantini. Come quello a firma del gruppo Olga (Ora di liberarsi da tutte le galere) in cui si lamenta l’applicazione del 41bis (il carcere duro) «contro 7 prigionieri rivoluzionari, arrestati e processati in relazione alle recenti inchieste sulle Br-Pcc», definiti «compagni», appeso a una porta del primo piano.