Cresce il vantaggio del Pdl sul Pd: 3,6 milioni di voti in più di Veltroni

Lo rivela una ricerca dell’Istituto Piepoli, che pubblichiamo in esclusiva sul <em>Giornale</em>. Il distacco
è aumentato di un punto negli ultimi giorni. Oggi a Milano l’apertura ufficiale della campagna
elettorale del centrodestra. Berlusconi: &quot;Non bisogna
credere ai giochi di prestigio della sinistra&quot;

Nicola Piepoli

Aprile: oltre che ricordarmi il titolo del film del mio amico Nanni Moretti, che mi ha fatto comparire in quel film sotto forma di ricercatore che fa il briefing ai collaboratori prima della giornata elettorale, mi ricorda la primavera, la gioia di vivere e magari le prossime elezioni.
Aprile è un mese che forse ci ricorderemo tutti per vari anni dopo quel lunedì 14 che probabilmente è destinato a far virare sensibilmente il Paese verso un sistema che alcuni considerano liberale e altri più semplicemente «berlusconiano».

Dunque, chi tende a vincere in questa campagna elettorale? Come è noto, esiste un sito della presidenza del Consiglio in cui noi istituti di ricerca siamo obbligati a scrivere i nostri «numeri elettorali» prima di consegnarli ai mass media che ce li hanno comperati. Io ho fatto una sintesi dei «numeri» consegnati a questo sito dai miei colleghi all'inizio del mese di marzo, cioè Ispo, Demoskopea ed Euromedia, e ho confrontato i loro numeri con la media dei numeri presentati da numerosi istituti nei 10 giorni precedenti.

Cosa risulterebbe? Che il distacco tra la configurazione che fa capo al Pdl e la configurazione che fa capo al Pd è lievemente cresciuto, passando da circa 8 punti a circa 9. Cosa significherebbe ciò in termini di intenzioni di voto? Che il distacco era di 3.200.000 voti a fine febbraio e sarebbe passato a 3.600.000 voti nella prima settimana di marzo (un punto percentuale vale 400.000 voti reali, in quanto i voti validi globali noi li valutiamo intorno ai 40 milioni; gli aventi diritto al voto sono infatti circa 50 milioni, ma tra elettori che non vanno a votare e quelli che votano scheda bianca o nulla, 10 milioni di voti vanno in genere perduti).

Il distacco potrebbe essere insormontabile? A me sembra di sì per la semplice ragione che mentre la configurazione Pdl è rimasta nella stessa posizione di prima, la configurazione Pd è slittata lievemente verso sinistra a causa dell'ingresso dei Radicali che avrebbero alienato le simpatie di molti cattolici praticanti che vi stavano per entrare. Il Pd quindi avrebbe perso una certa attrattiva alla propria destra e siccome è una configurazione di partiti molto vitale, avrebbe acquistato attrattività a sinistra, annettendosi alcune frange della Sinistra arcobaleno.

Questo slittamento (molto lieve per ora) verso sinistra condannerebbe il Pd alla sconfitta, in quanto è il confluire al centro che provoca la vittoria o la sconfitta dei partiti nell'Europa del benessere, di cui l'Italia è parte integrante a tutti gli effetti. Il lieve slittamento del Pd verso sinistra starebbe producendo anche due «effetti collaterali»:
1) un lieve «inaridimento» della Sinistra Arcobaleno, che correrebbe il rischio di avere un numero di collegi senatoriali nettamente inferiore al preventivato (i senatori vengono eletti su base regionale e un partito per potere avere senatori eletti in una Regione deve superare l'8% di share);
2) un lieve «rigonfiamento» dell'Udc e degli eventuali ex democristiani che stanno marginalmente arrivando. Anche questa tendenza non prevista può specularmente produrre per questa configurazione politica più coefficienti elettorali nelle regioni e quindi più senatori, puntualmente «mangiati» all’estrema sinistra.

Quanto agli altri partiti, per essi non ci sarebbe storia: mi sembrerebbe non ancora venuta «l’ora della vendetta» per «La Destra» di Storace e Santanchè, in quanto la crescita di un partito post fascista, avente un bacino di possibile pescaggio solo all'interno di un altro partito dai contorni ben definiti, An, è piuttosto lenta.
Ne riparleremo, probabilmente, alle prossime elezioni.