Crescentini e Caprioli, piccole dive crescono

da Roma

Sono belle, vengono dal teatro e sanno recitare. Ci voleva un vecchio maestro come Giuliano Montaldo per valorizzare, in un impegnativo film letterario, qual è I demoni di San Pietroburgo, le promesse femminili del cinema italiano. Carolina Crescentini, solitamente in jeans nelle svaporate commedie giovanili alla Brizzi-Muccino, stavolta passeggia lentamente lungo il fiume, a Pushkin, sottobraccio al suo amato Dostoevskij, della quale è stenografa fiduciaria. Avvolta nei pesanti costumi di velluto, Carolina qui appare ben diversa dalla sfrontata ragazza moderna, che solitamente impersona. «Oggi non serve a niente essere belle e basta: bisogna dimostrare di saper recitare», ammonisce l’attrice dai profondi occhi celesti. «Finora i giovani venivano dall’universo della visibilità. Grazie a Dio, ora si scoprono attori che, come me, si sono fatti il “mazzo”», dice l’interprete, già allieva di Montaldo al Centro sperimentale. Tesa e vibrante, nei panni d’una copista, segretamente presa dallo scrittore, che aiuta a mettere ogni pensiero nero su bianco, la Crescentini dà prova di maturità. Dal canto suo, Anita Caprioli, condivide l’idea d’una nuova generazione più preparata, ora alla ribalta. «Negli ultimi anni, molti esordienti hanno dimostrato di valere, tanto più che c’è una maggiore apertura verso il teatro. Lo scambio professionale tra un contenitore e l’altro è importante. E mi dispiace che si parli di bellezza, ogni volta che si parla di attrici», osserva la Caprioli, ora nella parte (quasi un cammeo) della rivoluzionaria Alexandra, affascinante aristocratica dinamitarda, che, in crinoline e in cuffietta di velluto blu, attenta alla vita dello Zar.