«Cresceremo popolari europei Io lo dicevo già cinque anni fa»

L’esponente di An: «Da tempo caldeggio l’ingresso nel Ppe. Non c’è il rischio di morire democristiani»

Fabrizio de Feo

da Roma

Gianfranco Fini annuncia l’ultima svolta: l’ingresso di An nel Ppe. E per uno strano scherzo del destino lo fa proprio nel giorno del cinquantesimo compleanno di Maurizio Gasparri, l’esponente di Via della Scrofa che per primo si è speso in una personale battaglia per avviare il cammino di avvicinamento verso la grande casa dei moderati europei.
Onorevole Gasparri, da An arriva il definitivo via libera all’ingresso nel Ppe. Qual è il significato di questa scelta politica?
«Noi lanciammo questa idea nel 2001 in una riunione di Destra protagonista. Arrivarono critiche da diversi e silenzi da troppi. In realtà era un tema attuale allora e oggi lo è ancor di più perché contribuisce a consolidare il bipolarismo ed evitare tentazioni neo-centriste, rinvigorendo oltretutto il percorso verso il partito unitario».
Ritiene si tratti di un obiettivo raggiungibile a breve termine?
«Ci vorrà del tempo, tant’è che come prospettiva è stata fissata quella delle Europee del 2009 in cui presentarci come partito unitario del centrodestra con tre forze iscritte al Ppe, ma è una risposta di valore strategico che An intende fermamente perseguire. Così come, su un altro fronte, l’esecutivo di oggi sancisce che l’obiettivo del partito unitario è tutt’altro che sfumato. L’importante è che non si trasformi in una annessione in un partito più grosso. Deve, invece, essere un processo politico. E il nostro ingresso nel Ppe nobilita questo percorso».
Quando lei lanciò l’idea del Ppe, molti risposero con lo slogan «non moriremo democristiani».
«Vorrà dire che, invece di morire democristiani, cresceremo popolari europei. Certo non tutto è scontato. Ad esempio sul voto agli immigrati si possono avere anche opinioni diverse».
An, negli ultimi cinque anni, ha oscillato tra richiami forti ai principi cattolici e tentazioni laico-liberali. Ora l’ingresso nel Ppe comporta una scelta di campo?
«Il Ppe non è un partito composto solo da formazioni cristiano-democratiche come la Dc un tempo. Certo, pur non essendo noi una forza confessionale ci richiamiamo ancora a posizioni molto chiare. Mi sembra uno scudo protettivo per la difesa della cultura europea e cristiana. Una cultura solidarista, basata sull’economia sociale di mercato».
L’Udc derubrica Berlusconi a capo di Forza Italia. Fini fa notare che il Cavaliere è il leader del partito che detiene il maggior numero di voti all’interno della coalizione.
«Questo dibattito adesso mi sembra stucchevole e dannoso. Oggi i numeri sono quelli che sono, non è necessario contestarli né farli pesare ogni giorno. Io credo che in questo momento il dibattito vada portato fuori dei partiti, presso la base e i ceti produttivi».
Lei ha fiducia nella volontà di lotta dei parlamentari del centrodestra? Se la Cdl avesse l’occasione di staccare la spina al governo Prodi lo farebbe davvero?
«Io me lo auguro, altrimenti non saprei come guardare in faccia i nostri elettori. Mi sembra comunque che, dopo l’iniziale sbandamento, il centrodestra si stia risvegliando».
Lei oggi compie 50 anni. Cosa vuole fare Maurizio Gasparri da grande?
«Io spero di continuare ad avere idee e dire cose che nel tempo possano dimostrarsi giuste. Questa per un politico rappresenta la massima soddisfazione».