«La crescita frena. Fed e Bce intervengano»

Non è più tempo di indugi: con la crescita economica in frenata, con la volatilità dei mercati finanziari in aumento e con l’avversione al rischio a livelli di guardia, è il momento di agire usando sia gli strumenti tradizionali sia quelli non convenzionali della politica monetaria. È forte e chiaro il messaggio che la numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, manda a Federal Reserve e Bce mettendo la propria firma in calce al «World Economic Outlook», la cui bozza è stata anticipata ieri dall’Ansa.
Il quadro che il Fondo disegna nel proprio rapporto previsionale è preoccupante. Tutte le stime relative all’espansione del Pil sono state tagliate: da quelle a livello globale (+4,2% quest’anno, +4,3% il prossimo, con una riduzione rispettivamente di 0,1 e 0,2 punti) a quelle relative agli Usa, sforbiciate di quasi un punto percentuale (+1,6% nel 2011 e +2% nel 2012); all’interno di Eurolandia il Pil si fermerà quest’anno al +1,9% (0,1% in meno), mentre per il 2012 la revisione al ribasso è di 0,3 punti al +1,4%. Cifre che suonano ancora più stonate se unite al giudizio secondo cui «la produzione persa nell’area euro e negli Usa, durante la crisi, non sarà recuperata».
Occorrono dunque nuovi stimoli. Che gli esperti di Washington individuano nell’arsenale anti-crisi a disposizione delle due principali Banche centrali. Alla Fed viene suggerito di tenersi pronta ad «adottare nuove misure non convenzionali di sostegno all’economia». Chiaro il riferimento alle misure di quantitative easing, ovvero l’acquisto di titoli del Tesoro. Senza entrare nei dettagli, parlando venerdì scorso a Jackson Hole, il leader della Fed, Ben Bernanke, ha lasciato intendere che a settembre potrebbe essere adottata qualche soluzione. I mercati sono convinti che l’attendismo della Banca centrale americana abbia ormai i giorni contati. E così ieri i listini si sono tutti mossi al rialzo (+1,22% l’indice Stxe 600, con Milano in rialzo del 2,30%, mentre a un’ora dalla chiusura Wall Street guadagnava il 2%), confortati peraltro dalle parole con cui Barack Obama ha promesso che la settimana prossima verranno presentate iniziative per rilanciare l’economia. Misure alla cui messa a punto contribuirà Alan Krueger, in qualità di nuovo consigliere economico della Casa Bianca.
I mercati tengono però d’occhio anche la Bce, impegnata a soffocare le tensioni sui titoli di Stato con l’acquisto di bond. Anche se nelle ultime due settimane l’Eurotower ha alleggerito la presenza sul secondario, l’Fmi è convinto che l’istituto dovrà continuare «a intervenire con forza per fermare l’eccesso di volatilità». L’altro versante su cui agire è quello dei tassi: «Se i rischi al ribasso proseguono - spiega il rapporto - la Bce avrebbe spazio per allentare ulteriormente la propria politica monetaria». Un tasto che ieri Jean-Claude Trichet, nel corso di un dibattito straordinario davanti all’Europarlamento, ha evitato di toccare. In compenso, il presidente della Bce ha avvertito che lo shopping di bond non può diventare «un alibi per non rispettare la disciplina di bilancio». Anche se da parte della banca non c’è nessun diktat ai governi: «Con i governi non negoziamo, mandiamo messaggi», stando ben attenti a non travalicare «le nostre responsabilità». Detto questo, «se i mercati non funzionano è anche responsabilità dei governi» che emettono i titoli di Stato, ma per contrastare i rischi di contagio dalla crisi debitoria basterebbe attuare «completamente e velocemente» le decisioni prese dal vertice Ue del 21 luglio. Quanto al sistema bancario, i timori di una crisi di liquidità sono ingiustificati: nell’Eurozona, ha detto il banchiere francese, ci sono titoli per 15 miliardi che possono essere usati per partecipare alle astte di finanziamento della Bce.