Crescita, inizia bene il 2006 dell’Italia

L’Istat: bene gli investimenti, in difficoltà solo l’agricoltura

Gian Battista Bozzo

da Roma

Un rimbalzo oltre le aspettative. Nel primo trimestre di quest’anno l’economia italiana si scrolla di dosso la brutta eredità di fine 2005, la crescita zero. E riparte con vigore, soprattutto grazie al buon andamento della produzione industriale. I dati dell’Istat indicano un +0,6% del pil sul trimestre precedente, un +1,5% su base tendenziale (ultimi dodici mesi) che non si vedeva dalla metà del 2001, ed una produzione industriale cresciuta in marzo dell’6,8% su base annua (+1,4% nel trimestre). Lo 0,6% di incremento congiunturale del pil è un dato uguale alla media di Eurolandia, anche se su base annua la zona dell’euro cresce di un più sostenuto 2%.
Non dovrebbe trattarsi di un fuoco di paglia. Lo 0,6% del primo trimestre assicura una crescita dello 0,9% a fine anno, anche se da qui a dicembre l’economia restasse ferma. Ma una simile possibilità non viene presa in considerazione: i centri di ricerca e gli economisti sono anzi concordi nel prevedere anche un secondo trimestre positivo. E una crescita 2006 dell’1,5% appare, ai più, molto probabile. Secondo l’Isae, il periodo aprile-giugno confermerà il positivo andamento del pil e della produzione industriale. «Finalmente - spiegano gli analisti della Deutsche bank - i dati italiani sono in linea con i buoni segnali che giungevano dalle indagini congiunturali, e risultano allineati alle stime della zona euro». Lo 0,6% italiano è superiore allo 0,4% della Germania e allo 0,2% dell’Olanda. Si tratta di cifre che confermano l’ottimismo della Commissione Ue e della Bce sulla crescita europea di quest’anno. Secondo la banca centrale, la ripresa è destinata ad ampliarsi. «La tendenza di crescita della zona euro è vicina al suo potenziale, confermando le nostre previsioni - spiega il presidente Jean-Claude Trichet - ma ci sono anche rischi sulla stabilità dei prezzi, e la Bce agirà senza esitazioni, se necessario». Ulteriori rialzi dei tassi non possono dunque essere esclusi, conferma il banchiere centrale olandese Nout Welling.
Il rimbalzo dell’economia in Italia è spinto, spiegano gli analisti, dall’industria (+44% la sola produzione di autovetture) e dai servizi. Bene anche gli investimenti, che nell’ultimo trimestre del 2005 avevano fatto segnare un ribasso. Resta invece difficile la situazione del settore agricolo: la crisi dei consumi (-30%) che ha fatto seguito all’allarme sull’influenza aviaria, e l’andamento fortemente speculativo dei prezzi sono, secondo la Coldiretti, le cause principali di questa congiuntura negativa. Per la Confcommercio, il nostro Paese ha finalmente agganciato la ripresa, tuttavia occorre cautela in considerazione di due rischi: i prezzi del petrolio e l’apprezzamento dell’euro sul dollaro. I numeri dell’Istat rappresentano, secondo i sindacati, un buon segnale di ripresa «da cui ripartire - dice il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani - per dar forza alla ripresa e attuare la politica dei redditi». Il segretario della Uil Luigi Angeletti chiede al prossimo governo di concentrare le energia sullo sviluppo più che sul risanamento dei conti pubblici. «L’economia è in movimento, come avevamo detto nei mesi scorsi, ed è dovere delle istituzioni accompagnarla con misure utili ad accelerarne le potenzialità», osserva il sottosegretario uscente al Lavoro Maurizio Sacconi.