Crescita negativa: Italia in recessione ma l’Ocse promuove il rilancio del Sud

L’Istat: nei primi tre mesi Pil a -0,5%. «Ma per effetto delle nuove politiche si rafforza l’economia del Mezzogiorno»

Antonio Signorini

da Roma

L’Istat conferma i dati preliminari sulla crescita dell’economia del primo trimestre 2005. Tra gennaio e marzo il prodotto interno lordo è calato di mezzo punto percentuale rispetto al trimestre precedente e dello 0,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un dato da interpretare alla luce alla diminuzione delle esportazioni che nel periodo in esame ha raggiunto il 4,1%. Si tratta del secondo calo congiunturale consecutivo dopo il meno 0,4 per cento registrato a fine 2004 e quindi si conferma la situazione di «recessione tecnica» preannunciata il mese scorso. Contemporaneamente alla conferma dell’Istat, ieri la Banca d’Italia ha diffuso i dati sul debito pubblico che nel mese di marzo ha raggiunto i 1.501,1 miliardi di euro, toccando un record storico.
Per quanto riguarda la crescita, il piano del governo è iniziato ufficialmente ieri con il via alla commissione di coordinamento costituita dal ministro delle Attività produttive Claudio Scajola, che avrà il compito di elaborare «interventi immediati» di politica industriale per il periodo 2006-2008.
Ma un riconoscimento alla politica economica del governo fin qui attuata è arrivato dall’Ocse. Nell’ultimo rapporto sull’Italia (che non ha risparmiato toni preoccupati per l’economia del Belpaese) l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo riconosce che le attuali politiche di sviluppo «mirano a potenziare il ruolo del mercato nell’economia del Sud», attraverso «la riduzione dei sussidi pubblici alle imprese» e l’aumento delle infrastrutture. L’Ocse aveva dato una valutazione positiva delle politiche italiane per il Mezzogiorno già nel 2003.
Con l’ultimo rapporto gli economisti di Parigi rilevano che «in gran parte per effetto delle nuove politiche di sviluppo il Sud ha registrato un più alto tasso di crescita rispetto al Centro Nord, un record dal Dopoguerra». Promossa anche la politica nei confronti delle autonomie, con la responsabilizzazione delle regioni sulla gestione della spesa. Una strada che, secondo l’Ocse, dovrebbe essere applicata un po’a tutti i settori, visti i risultati nel campo delle «politiche dello sviluppo territoriale» e quindi nella gestione degli incentivi europei e non, dove il governo ha «largamente migliorato le capacità di tali amministrazioni di sviluppare (e completare) i progetti e spendere i fondi comunitari». Un risultato raggiunto grazie all’attuale ministro dello sviluppo Gianfranco Miccichè.
Bene anche la riduzione dei sussidi alle imprese che va «ulteriormente nella direzione di abbandonare la cultura della dipendenza e di stimolare la cultura del mercato».
Dopo la diffusione dei dati Istat, dalla sinistra sono arrivate critiche al governo. Secondo il leader dell’Unione Romano Prodi, l’Italia «è un sistema che non tiene. Bisogna prendere decisioni urgenti per il rilancio della nostra economia». «Prodi critica, ma non fa proposte», replica il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto. Preoccupati gli industriali e i sindacati. «Le forze più vitali, più attive, più appassionate devono dare il loro contributo», auspica il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.