Crescita record per Brembo ormai è ai livelli ante-crisi

Ma Brembo guadagna in Italia? È la domanda rivolta al presidente del gruppo di impianti frenanti, Alberto Bombassei. «No» è la risposta secca, che fa eco alla dichiarazione televisiva di Sergio Marchionne che tanto dibattito ha suscitato. «Il risultato è negativo dal 2009. Il bilancio civilistico - precisa Matteo Tiraboschi, direttore finanziario - chiude in positivo solo grazie all’apporto dei dividendi dall’estero». Che cosa penalizza l’Italia? È la fin troppo ovvia domanda conseguente. «Costo del lavoro, costo dell’energia, fiscalità. Negli Usa - ricorda Bombassei - a parità di costo si lavora il 20% in più. Nel 2008, quando la crisi negli Stati Uniti è stata ben più pesante che da noi, le aziende hanno potuto mandare immediatamente a casa i dipendenti, felicemente rientrati quando il mercato è ripartito». Si chiama flessibilità. «Negli Stati Uniti in appena tre mesi un unico sportello autorizza la costruzione di uno stabilimento».
Brembo, precisa Bombassei, ha 36 stabilimenti in 15 Paesi, «ma non ha mai delocalizzato (sottratto produzioni, ndr), perché è sempre andata a produrre là dove il mercato lo richiede. Oggi poi è caduto un tabù: con l’apertura di due centri di ricerca in Cina e negli Stati Uniti», l’Italia non è più il solo cervello creativo del gruppo industriale.
Ieri Brembo ha presentato i risultati dei nove mesi 2010, che mostrano come a fine anno sarà probabilmente raggiunto il livello di fatturato precedente alla crisi: il record, nel 2008, fu a quota 1.060 milioni, l’anno successivo crollò del 24% a 825. A settembre 2010 è risalito a 800 milioni, per fine anno sarà superiore ai 1.000. Ottimi tutti i dati, confrontati con i nove mesi del 2009: ricavi più 30,3%, margine lordo più 37%, utile pre tasse più 639%, utile netto più 833,5%. Calato leggermente (del 4,5%) l’indebitamento, con un mix modificato a favore del lungo termine. Brembo è forse l’unica azienda di componentistica per auto (esclusi i produttori di pneumatici) che è riuscita a valorizzare il proprio marchio rendendolo riconoscibile e fortemente associato al concetto di qualità. Oggi con il marchio Brembo si vendono anche caschi, sistemi di sicurezza e giubbini per motociclisti con Airbag incorporato, una novità assoluta e di successo.
Quanto alle strategie dei prossimi anni, Bombassei non ha negato che, insieme al baricentro dell’economia, anche quello di Brembo si sta spostando verso l’Asia, Cina in particolare. «Parlano i numeri: oggi in Cina ci sono due auto ogni 100 abitanti, in Europa e Stati Uniti ce n’è una ogni due. É evidente dove sta la crescita». Brembo è leader nell’alta gamma (rifornisce il top di Mercedes, Ferrari, Audi, Alfa Romeo, Cadillac...) ma oggi si sta orientando anche verso il segmento medio-alto. Ripresa la crescita a due cifre (anche a tre, quest’anno), sono previsti investimenti per 200 milioni nei prossimi anni, al servizio di espansione e innovazione.