Crescita Usa rivista al rialzo nel secondo trimestre +4%

da Milano

L’immagine è stata scattata alla fine di giugno, quando il virus dei mutui subprime sembrava ancora arginabile. C’è, in quell’immagine, il ritratto di un’economia americana ancora forte, solida, capace di crescere tra aprile e giugno del 4 per cento. Questo valore, diffuso ieri dal Dipartimento al commercio Usa, è risultato superiore alla stima precedente (più 3,4%), ha mostrato un netto recupero rispetto all’asfittico sviluppo del primo trimestre (più 0,6%) e rappresenta il ritmo di crescita più sostenuto da oltre un anno. Eppure, le Borse lo hanno sostanzialmente ignorato, nonostante alcuni analisti ritengano che la dinamica fortemente positiva di quel periodo attenui i rischi di recessione nel breve periodo.
In quella fotografia, del resto, gli investitori vedono il passato. Meglio concentrarsi invece sul terzo trimestre dell’anno, dalla cui lettura risulterà ben più manifesta l’entità del rallentamento provocato dalla crisi del credito e le sue ripercussioni su occupazione e consumi. L’alto grado di incertezza resta quindi la nota dominante nelle Borse. È stato così anche ieri, in una giornata cominciata bene con la ripresa dei mercati asiatici (più 2,25% Hong Kong, più 0,88% Tokio), proseguita con i rialzi delle piazze europee, tutti superiori all’1%, con la sola eccezione di Milano (più 0,86% il Mibtel), e conclusa a New York con il Dow Jones in calo dello 0,38% e con il Nasdaq invariato. Gli interrogativi ruotano sempre attorno alle prossime mosse della Federal Reserve e della Bce, e in particolare agli strumenti di politica monetaria che i due istituti intendono utilizzare per riportare in equilibrio la situazione.
La diffusione, nella serata di mercoledì, della lettera inviata al senatore Charles Schumer in cui Ben Bernanke sostiene che la Fed «è pronta ad agire secondo le necessità», ha riacceso le speranze di un taglio dei Fed Fund in occasione del vertice Fomc del prossimo 18 settembre. Il successore di Alan Greenspan interverrà oggi al meeting annuale di Jackson Hole, organizzato annualmente dalla Fed di Kansas City, e le sue parole potrebbero indicare quale strada intende prendere la banca centrale Usa, che ieri ha immesso nel sistema finanziario altri 10 miliardi di dollari di liquidità. Il numero uno della Bce, Jean-Claude Trichet, sarà invece il più illustre assente del simposio. Il banchiere ha declinato l’invito per «ragioni personali» e sarà sostituito da Gertrude Tumpel-Gugerell, membro del comitato esecutivo dell’Eurotower. Un’occasione mancata, secondo alcuni economisti: a meno di una settimana di distanza dalla riunione della Bce, Trichet non ha infatti ancora chiarito - come è invece solito fare con largo anticipo - se l’istituto intenda proseguire nella politica di contrasto all’inflazione combattuta finora a colpi di aumenti del costo del denaro.