Crespo: "Ibra e tanta umiltà per ripetere lo scudetto dei record"

Il bomber dell’Inter: "I 97 punti ora appartengono alla storia. A maggio vinceremo qualcosa: con Zlatan in forma è tutto più facile"

Appiano Gentile - Crespo, ecco l’Inter con scudetto non virtuale sul petto. Ma che Inter sarà?
«Se sarà umile come l’anno scorso, potrà ripetersi. Non deve cambiare atteggiamento: grandi campioni, con spirito provinciale».

Tutti dicono che la vostra è ancora la rosa più forte...
«Sono d’accordo con Buffon: puoi avere la rosa più forte del mondo, ma in campo si gioca 11 contro 11. Concordo anche con chi dice che la nostra è la rosa più forte e più ampia. Ripeto: oltre agli uomini servirà la mentalità giusta».

Rosa e mentalità basteranno a garantire un successo?
«Sarà difficile, non dico impossibile ripetere i 97 punti. Ma fino a quel tetto non c’è mai arrivato nessuno. Dunque... ».

Il record vi è rimasto nella testa, non è pericoloso?
«No, c’è rimasto nel cuore. E rimarrà nei libri della storia. È stata una stagione eccezionale, giusto ricordarlo. Ora il nostro dovere è quello di scrivere un’altra storia».

Dopo la Roma, Moratti ha parlato di presunzione...
«Giusto che lo dica. Moratti fa bene ogni volta che parla al gruppo. E la sua parola va rispettata fino in fondo».

Moratti vuole la Champions. Coppa stregata per l’Inter e Crespo. Troppe disavventure, per lei e la squadra, non trova?
«Non credo alle streghe. Penso che nessuno possa permettersi di scegliere tra scudetto e Champions. Non saremo noi i primi a farlo. Siamo attrezzati per vincere qualcosa a maggio. Dovremo riuscirci ed essere competitivi fino in fondo».

L’avversario più pericoloso tra Italia ed Europa?
«C’è solo una differenza tra qualunque avversario: in Italia puoi sbagliare e recuperare, in Champions no. Al trofeo Tim noi e i milanisti sorridevamo: abbiamo vinto lo scudetto e tutti ci chiedono la coppa, loro hanno vinto la Champions e i tifosi ora chiedono lo scudetto. Firmerei subito per ripetere la stagione scorsa, anche senza Champions».

Voi attaccanti, Crespo, Cruz, Ibra, Suazo, Adriano (se resta), avete un potenziale globale di 60-70 gol. Per vincere lo scudetto l’Inter ne ha segnati 80. Il vostro pedigree personale è una garanzia?
«Al di là di numeri e nomi, conta mettersi a disposizione del gioco. Fa un enorme piacere essere molto prolifico, ma nessuno inventa niente se il gioco non ti aiuta. Poi la concorrenza interna è l’anima delle grandi squadre».

Il gol che Crespo sogna di segnare?

«Non saprei, credo che le cose arrivino da sole. Basta lavorare bene. Io, poi, sono l’esempio vivente di chi realizza gol importanti che non servono: due contro il Liverpool, 26 nel campionato con la Lazio in cui sono stato capocannoniere ma non ho vinto lo scudetto, le 3 reti segnate alla Roma nella finale di coppa Italia l’anno scorso. Allora meglio i 14 gol del campionato scorso. Mi hanno dato di più: lo scudetto».

Milan con Kakà, Juve con Trezeguet, Roma con Totti: saranno loro i trascinatori da temere?
«I grandi giocatori sono grandi trascinatori. E hanno sempre fatto la storia. Se dico Juve penso anche a Del Piero, Buffon e Nedved. Se dico Roma aggiungo De Rossi. Poi ci sono i trascinatori nascosti: nessuno ci pensa ma contano. Il calcio insegna che non si gioca da soli, però se i trascinatori riescono a essere contagiosi, fanno la differenza».

Chi sarà il trascinatore dell’Inter?
«Per caratteristiche di gioco, Ibra è un punto di riferimento in attacco. Se è in giornata, tutto diventa più semplice per tutti».

Questo campionato sarà un lungo derby Milan-Inter?
«Sarà un campionato emozionante. Delicato rispetto a quanto successo in passato. Una grossa chance per dimostrare al mondo che il calcio italiano è guarito. I derby saranno tanti, 8 sfide, uno spettacolo per dire: siamo seri».

Gli stranieri non vengono più, gli italiani se ne vanno. Segnali che il nostro campionato non attira più?
«Certamente e non per questioni economiche. Dipende da cosa offri. Se vai al ristorante vuoi un tavolo ben apparecchiato, un buon servizio, qualcosa che ti conforti. Qui dobbiamo far nuovamente innamorare la gente: servono campi belli, stadi sicuri. Come una volta: quando sono arrivato io. Dobbiamo seminare bene, magari raccoglieremo fra 10 anni, ma vedrete che i campioni torneranno qui».

Non è bello il segnale di Genova: stadio off limits ai milanisti....
«Penso anche a questo: una sconfitta per il calcio. Se non siamo preparati a garantire stadi sicuri agli spettatori, inutile cercare grandi stelle. Ovvio che gli assi scelgano altro».

Tranquillità di spogliatoio, infortuni facili, influenza della fortuna. C’è qualcosa che la preoccupa per questa Inter?
«Gli infortuni capitano: se giochi 60 partite all’anno devi metterli in preventivo. Qualunque sia l’età. L’anno scorso, in campionato, abbiamo perso solo con la Roma: ed eravamo al completo. Spogliatoio? Ogni tre giorni l’allenatore deve scegliere fra 25 giocatori, non puoi avere sempre facce sorridenti. Però bisogna capire e accettare. Se il blocco è forte, si supera tutto. Abbiamo la consapevolezza di essere forti e nessuno ci deve insegnare a vincere. Sappiamo come si fa. Fortuna? Se pensi solo a quella, sei fregato. Invece devi lottare per diminuire la percentuale di buona sorte in tutto quanto conquisti. Senza fortuna non vai da nessuna parte, ma devi ridurre il più possibile la sua influenza».

Pronostico secco. La più forte in Europa: Milan o Barcellona?
«No. Dico Bayern Monaco. E non gioca la Champions».