Crespo: «Sbagliamo molto ma non si parli già di crisi»

Gian Piero Scevola

Non c’è pace in casa Inter; la tranquillità appare un optional per i nerazzurri dati strafavoriti per la vittoria finale. Invece la corazzata Inter sta imbarcando acqua, qualcosa non gira ancora per il verso giusto e Roberto Mancini appare già sulla graticola. Emblematico è il nervosismo che l’ha preso dopo il pareggio interno con la Sampdoria e la sua reazione smodata alle critiche che gli stavano piovendo addosso in conferenza stampa. Segno che il tecnico nerazzurro non è tranquillo e che le pressioni cominciano a farsi sentire.
«Noi siamo forti, ma ci sono altre squadre forti come noi e non siamo i migliori del mondo, lo dicono quelli che poi si divertono a criticarci appena le cose non vanno per il verso giusto», la stizzita risposta del Mancio che vuole togliersi di dosso la scomoda etichetta del favorito a tutti i costi. Ma le 7 reti subite dall’Inter nelle quattro uscite ufficiali della stagione a opera di Roma (3), Fiorentina (2), Sporting Lisbona (1) e Sampdoria (1) pesano. Eccome se pesano. Anche perché il rovescio della medaglia non evidenzia una valanga di gol realizzati: appena 8, troppo pochi per giustificare la qualifica di «attacco stellare» dato a tre punte come Crespo, Adriano e Ibrahimovic. E la Roma in campionato ne ha fatti 5, subendone solo uno, mettendo in mostra un equilibrio tra difesa e offesa che manca all’Inter. E sulle difficoltà realizzative, interviene Crespo dai microfoni di Sky: «Abbiamo raccolto meno di quello che abbiamo creato. Noi 5/6 occasioni da gol, la Samp nemmeno un tiro in porta. Il loro rigore mi è sembrato molto dubbio, mentre ce n’era uno grosso su Stankovic. Il problema dell’Inter è che rischiamo poco a livello difensivo, forse dobbiamo essere un po’ più corti e più avanzati. E poi non siamo sufficientemente aggressivi, sia a Lisbona che con la Samp».
Crespo, che recrimina sull’arbitraggio, cerca giustificazioni: «Possiamo fare meglio, ma non parliamo adesso di crisi. Il calendario è in salita, però è anche da poco che siamo tutti insieme. Quanto al futuro, posso solo garantire che l’Inter arriverà fino in fondo, a maggio se la giocherà con tutti per lo scudetto». Crespo ha giocato anche nel Milan e ora, nell’Inter, sente la differenza: «Nell’Inter tutte le settimane succede qualcosa anche se non succede niente. Ma non dobbiamo attaccarci a queste cose, noi siamo quelli che vanno in campo e dobbiamo dimostrare di essere superiori a tutti, anche perchè ci teniamo noi giocatori e la nostra gente».
Mancini deve invece barcamenarsi sull’impiego di Adriano (nel dopo Samp ha sarcasticamente dichiarato: «È ancora colpa mia, no?»), ma anche sul gigionismo di Ibrahimovic (sempre comunque tra i migliori), più propenso a cercare il tocco spettacolare che non la cinica concretezza del bomber di professione.
Mancini ieri ha richiamato la squadra a maggior concentrazione sotto rete, dopo il colloquio di sabato sera con Massimo Moratti, arrabbiato per il risultato e i due punti persi, ma ancora più dispiaciuto per «due gol annullati che mi sono parsi regolari».
Mercoledì contro la Roma il problema si riproporrà: lo stiramento all’adduttore destro terrà Cruz fermo per tre settimane; Recoba è bloccato per un fastidio alla coscia destra riportato dopo il trofeo Tim del 31 agosto scorso, in infermeria anche Cambiasso e Burdisso, quindi la coppia d’attacco sarà ancora formata da Crespo e Ibrahimovic, con lo scalpitante Adriano a schiumar rabbia in panchina. Con in più il timore di uno scherzetto da parte di quel Pizarro, forse troppo sbrigativamente venduto ai giallorossi. Un regista che, in questa Inter di faticatori a centrocampo, avrebbe potuto fare molto comodo. Invece Mancini, già pentitosi di averlo lasciato andare, è oggi sotto accusa per le sue indecisioni tattiche, contorsioni tecniche che hanno accompagnato queste prime partite. Decisionista invece il tecnico nerazzurro sul portiere: giubilato Toldo, che paga il gol subito a Lisbona e via libera a Julio Cesar (con Buffon già contattato per la prossima stagione in cambio di Toldo e milioni).
L’Inter poi non ha un modulo tattico fisso, il tecnico troppo spesso cambia e improvvisa nuove soluzioni, quasi non abbia ancora le idee chiare.