Cribbio, che botta per i Tullianos La pacchia è finita anche per loro

Il clan dell'ex An vede ridimensionate le ambizioni e il business tv di Giancarlo e della madre

A chi le case di lusso? A noi! A chi i macchinoni fuoriserie? A noi! A chi le società di produzione televisiva? A noi! Tulli, tulli, Alalà!
Ieri a noi, ma da domani agli altri. Cosa faranno adesso i Tulliani? Appreso ieri, con sorpresa e disappunto, che la mozione di sfiducia a Berlusconi è stata respinta, la famiglia del presidente della Camera rischia ora di dover fare i conti, come il resto degli italiani, più che con la crisi di governo con quella della quarta settimana. Sarà dura, adesso, per il cognatino del compagno Fini, pasteggiare al panoramico Beef Bar affacciato sul porticciolo di Fontvieille, sotto la fortezza del Principe, a Montecarlo. E sarà dura per la consuocera signora Frau, determinata casalinga che ha visto molta televisione, dover rinunciare alle entrature istituzionali per piazzare in Rai propri programmi da un milione e mezzo di euro. E sarà dura, soprattutto, per la compagna del compagno Fini, ridimensionare le peraltro già illegittime ambizioni di First Ely.
Se non fossimo certi dalla straordinaria capacità dei Tulliani di trovare un nuovo protettore quando il precedente è in difficoltà, dovremmo essere preoccupati per loro. Ma è gente che sa sempre come cavarsela. Dove passano i Tulliano’s - come ha detto chi li conosce bene - non cresce più l’erba. Ma intanto loro hanno riempito un fienile.
È la famiglia che traccia il solco, ma è il Presidente che lo difende. Diventato indifendibile il Presidente, il quale ha fatto della Camera sorda e grigia un bivacco di manipoli futuristi, per los Tullianos, una famiglia di arrampicatori più tenace di una bougainvillea, il futuro rischia di essere tutt’altro che roseo. Del cui colore rimarranno, ahinoi, solo le cravatte di Gianfranco.
Credere, obbedire, combattere. Gianfranco Fini ai Tulliano’s ha creduto, anche quando gli dicevano che l’appartamento in boulevard Princesse Charlotte era sfitto. Gli ha obbedito, anche quando Elisabetta lo costringeva a indossare quelli impresentabili bermuda per le passeggiate agostane ad Ansedonia, che poi lui le spiagge radical-chic della Maremma le ha sempre detestate, ci è andato solo per non dispiacere la famiglia. E addirittura ha combattuto, per difenderli, anche dopo aver visto il video imbarazzante di Elisabetta e Gaucci che recitano la parte degli amanti disinteressati nel castello medievale di Torre Alfina, nel viterbese, tra scaloni, armature e arazzi. ’Sti cazzi. Un filmato, che per la legge del contrappasso nei confronti di chi ha ridicolizzato la terza carica dello Stato, dovrebbe essere trasmesso tutti i giorni, in prima serata, a rete unificate. Così gli italiani capirebbero almeno due cose: uno, chi è davvero Elisabetta Tulliani; due, come mai in questi ultimi anni Fini è cambiato così tanto.
Nella rappresentazione post-moderna del presepe napoletano, quest’anno la Sacra Famiglia Tulliani appare in versione pastorale: in primo piano Elisabetta, in minigonna e sorriso cavallino; in secondo Giancarlo con la T-shirt I love Montecarlo e un cartello in mano con scritto «Professione cognato»; e sullo sfondo, raffinata metafora di un tramonto umano oltreché politico, Gianfranco Fini, vestito - memoria di un tempo ormai dimenticato - di nero. Le statuine, in terracotta, alte 30 centimetri e dipinte a mano, costano 65 euro. Una cifra umiliante rispetto a quanto valeva fino a ieri il marchio di fabbrica Tulliano’s. Il destino di chi è solito svendersi.
Ne hanno fatta di strada e di carriera i Tulliani, da quando avevano solo una casa in zona Boccea e d’estate affittavano un bungalow a Baja Sardinia. Oggi godono di un patrimonio immobiliare sorprendente, di un tesoretto economico improvviso, di usufrutti monegaschi, di patinate Ferrari e Mercedes istituzionali. Sapranno mantenerlo?
Come si dice in casi simili, Fini sembrava davvero un buon partito, solido e affidabile. Ma anche Futuro e libertà, fino a ieri mattina, lo era. Ely Ely Alalà!