La criminalità non dà tregua: sotto il Vesuvio un morto ogni 24 ore

Nove omicidi in nove giorni: sette sono regolamenti di conti tra clan rivali. Ieri l’ultimo episodio, il killer ha ferito anche una passante romena

Massimiliano Scafi

da Roma

Chiedetelo a Fraga Tudor, romena di 32 anni, se il suo caffè napoletano era dolce o amaro. Una sosta in un bar dalle parti del Duomo, il tempo di ordinare e già era lunga per terra con la gamba sanguinante, colpita da uno dei proiettili destinati a Vincenzo Prestigiacomo, 31 anni, piccolo boss del quartiere, steso accanto a lei con la faccia in una pozza rossa: camorrista ucciso, passante ferita, gente in fuga, questo il bilancio di una serata movimentata, una come tante nel vecchio centro di Napoli.
E chiedetelo a Fabio Raiola, se riuscirà a portare a casa la pelle, come a volte funziona a Poggiomarino il dialogo tra i giovani. Uno scambio di idee, giusto quattro parole. Ma una, raccontano i testimoni, «era di troppo»: e Fabio, 19 anni, invece di una risposta pepata, si è beccato una serie di coltellate che gli hanno squarciato il torace e la pancia. Ora è in rianimazione nell’ospedale di Scafati, tra la vita e la morte. Il suo aggressore, Michele Iervolino, 21 anni, qualche piccolo precedente per spaccio di droga, è già a Poggioreale accusato di tentato omicidio. E chiedetelo pure a Salvatore Varriale, se vorrà raccontarlo, quanto riescono a essere vivaci le notti di Fuorigrotta: una bicchierata al pub, una serata con gli amici e alle quattro di notte le pistolettate. Varriale, «già noto» alle forze dell’ordine, è adesso in ospedale con ferite multiple alla coscia sinistra e il femore fratturato.
Brevi di cronaca, ultime notizie dalla zona di confine: un morto e tre feriti. Succede a Napoli e dintorni. Succede ormai quasi tutti i giorni. E mentre in città e a Roma ci si chiede se è più utile mandare l’esercito o rafforzare polizia e carabinieri, nei vicoli partenopei e nei paesoni campani altri agguerriti eserciti sono già sul campo da tempo. Sono soldati della camorra, ma sono anche ragazzi sbandati e maggiorenni sopra le righe quelli che nell’ultimo mese hanno insaguinato il Golfo. Paura, polemiche. Preoccupati il vescovo, il sindaco, il presidente della Regione, il prefetto, il questore, i sindacati di Ps, i partiti di governo e di opposizione, il presidente del Consiglio e il ministro dell’Interno, che il nove novembre andrà a Napoli per stipulare un solenne «patto per la sicurezza».
Le ricette sono tante. Molti vogliono vedere i soldati agli incroci: tra questi anche il capo della Protezione civile Bertolaso, che pensa di utilizzarli per la raccolta dei rifiuti. Il cardinale Sepe e il procuratore Lepore sono invece contrari a una militarizzazione del Golfo. E se le soluzioni sono dunque diverse, il problema in sostanza è uno solo, l’incredibile escalation di violenza che ha colpito la città, un’ondata che sembra montare sempre di più. Nove morti in nove giorni. Sette sono agguati, punizioni, regolamenti di conti, segnali di una forte ripresa di attività dei criminalità organizzata. È il caso di Salvatore Attanasio, ucciso il 22 ottobre a San Giovanni a Teduccio. Di Tony Invito, il cantante vicino ai clan ammazzato ad Acerra il 23. Di Umberto Autiero, un omicidio per droga al parco Verde di Caivano il 24. Di Ciro De Falco, morto per una faida camorristica ad Acerra il 26. Di Luciano Loffredo, falciato a Torre del Greco in mezzo alla folla il 27. Di Patrizia Marino, la mamma vittima di una vendetta trasversale. Ed è anche il caso di Vincenzo Prestigiacomo, cognato del boss Giuseppe Misso, attualmente in galera. Prestigiacomo aveva lasciato il suo basso di via Settembrini e girava per il centro sulla sua Vespa blu. Quando si è accorto di essere inseguito, ha abbandonato il motorino per terra e ha cercato scampo nel bar Marino, a Porta San Gennaro, a due passi dal Duomo. Non ha fatto nemmeno in tempo a entrare, è stramazzato all’ingresso con otto pallottole in corpo. Il nono proiettile è quello che ha ferito Fraga Tudor, raggiunta alla gamba con la tazzina in mano.
Gli altri due sono delitti di gente normale, sparatorie della porta accanto. Il tabaccaio di Arzano che il 27 ha reagito a una rapina e alle minacce al figlio, uccidendo il ladro e ferendo il complice sedicenne: assediato a lungo dai parenti della vittima, è stato poi salvato, e denunciato per eccesso di legittima difesa, dai carabinieri. E l’omicidio per gelosia di Pozzuoli: Salvatore, alunno modello al liceo scientifico, sedici anni pure lui, era andato a casa della sua fidanzatina Simona e l’ha trovata assieme al suo ex ragazzo, Loris. Botte, calci, urla, la lama del coltello, colpi alla cieca, un altro ragazzo, Daniele che cercava di mettersi in mezzo per fare da paciere: Daniele, raggiunto in mezzo al cuore, è morto in fretta, Loris lotta ancora in ospedale e Salvatore adesso dice che vuole morire pure lui.
Una guerra sulle strade. «Ma non si combatte con l’esercito - sostiene il cardinale Sepe -, si combatte con un progetto, una politica che sappia rieducare al senso di civiltà».